Ciò che ho imparato sull’estasiante arte di allattare

Come valutare se l’allattamento è avviato correttamente

  • Sensazione di tensione mammaria, prurito, formicolio al seno.
  • Fuoriuscita di latte dal seno succhiato e, spesso, dal seno opposto.
  • Contrazioni uterine nel periodo immediatamente post-partum, dovute alla produzione di ossitocina (è l’unico tipo di dolore “positivo”, perché le contrazioni favoriscono un più celere ritorno dell’utero alle condizioni pre-gravidiche; se invece è il seno a fare male, vuol dire che qualcosa non va e bisogna rivolgersi a un’ostetrica).
  • Sensazione di rilassamento e di sete da parte della madre.
  • Cambiamenti nel ritmo della suzione del neonato: da rapido, diventa lento e regolare, con deglutizioni ogni 1 o 2 movimenti di suzione.
  • Comparsa di latte agli angoli delle labbra del neonato.

Come valutare se il bambino sta mangiando abbastanza

Come già detto, non serve pesare il bambino prima e dopo la poppata. Il peso si valuta su un arco temporale più ampio (1-2 settimane) a bambino nudo. Un bambino che mette su 120 g a settimana cresce bene (anche se alcuni pediatri fissano la soglia a 150). Bisogna tener conto del fatto che nei primissimi giorni si ha si ha un calo fisiologico rispetto alla nascita (entro il 10%) e tipicamente questo peso viene recuperato in un paio di settimane.

Pur confrontando il peso del bambino su un arco temporale più lungo, non si può arrivare al momento della pesata per capire che non ha bevuto abbastanza ed è disidratato. Per questo è importante osservare alcuni fattori:

  • la cacca, nel corso della prima settimana: il meconio deve diventare sempre più fluido, si schiarisce andando verso il verde e poi il giallo;
  • la pipì, dalla seconda settimana: devono esserci almeno 5-6 pannolini bagnati, l’urina deve essere non concentrata e non maleodorante.

Un bambino che “mangia e dorme” non è detto che abbia un comportamento positivo: se ci si accorge che fa poca pipì, è bene svegliarlo per aumentare l’introito.


Come gestire i cambiamenti del seno

  • Quando ci si ritrova con due seni “a statua di marmo”, vuol dire che è arrivata la montata lattea; questa situazione può presentarsi una volta sola e non serve fare alcunché.
  • Se ci si ritrova con un solo seno duro, vuol dire che si è formato un ingorgo; si può usare il tiralatte o la spremitura manuale, ma la cosa migliore è far svuotare il seno direttamente al bambino.
  • Se si percepisce una specifica zona dolente, vuol dire che c’è un dotto ostruito: in questo caso la soluzione è cambiare posizione dell’allattamento (non sempre a culla ma tenendo il bambino sotto l’ascella, alla lupa, in verticale,…)
  • Se è presente anche febbre, si tratta verosimilmente di mastite; in questo caso bisogna andare in ospedale dove sarà prescritta una terapia antibiotica. Ad ogni modo, il seno va svuotato: non ci sono controindicazioni ad allattare il bambino.

In caso di non corretto ancoraggio del bambino, potrebbero comparire le ragadi: anche in questo caso è bene cambiare la posizione dell’allattamento, oltre che lubrificare il seno con lo stesso latte. Se le ragadi sono presenti solo su un seno, per un po’ il  bambino può essere attaccato all’altro, ma quello dolente va comunque spremuto. Se sono presenti molte ragadi, si può utilizzare la conchiglia, per evitare di mettere il tessuto direttamente sul seno. In ogni caso, bisogna rivolgersi ai punti di sostegno all’allattamento al seno nei consultori familiari e negli ambulatori dei punti nascita. In caso di urgenza, oltre agli orari di apertura è possibile richiedere appuntamenti extra oppure rivolgersi a un’ostetrica privata.

N.B. Prima di avvicinarsi al parto, le gestanti conoscono poco il ruolo dell’ostetrica; io stessa, quando al corso mi domandarono “a chi ti rivolgeresti per problemi con l’allattamento?” risposi “al ginecologo” che fino a quel momento era stato il mio riferimento per la gravidanza. Ma è l’ostetrica la figura più corretta, proprio perché formata in questo ambito.


“Allattare al seno il tuo bambino”

Informazioni importanti per le neo mamme

Rimando a questo documento che ci è stato fornito in ospedale perché neanche con gli appunti del corso potrei spiegare meglio le posizioni della mamma e del bambino durante la poppata, il corretto attacco del bambino al seno le tecniche di spremitura.

Nonostante con Edoardo non abbia avuto alcun problema, sono stata felice di poter osservare con consapevolezza i nostri movimenti, perché, come spiegato dall’ostetrica, “mentre il parto è istintivo, l’allattamento è una tecnica”; per quanto a questa affermazione mi sia sentita rispondere, da una mamma che ha allattato molto poco, che “ha voluto gestire la cosa naturalmente, senza forzare ciò che evidentemente non poteva funzionare”, il fatto che meno del 50% delle donne riesca a fare qualcosa per cui quasi il 100% è fisicamente predisposto fa pensare che l’impegno e la motivazione siano di fatto risolutivi.

“Un articolo pubblicato nel dicembre 2014 dalla rivista inglese British Medical Journal ha segnalato come l’aumento dei tassi dell’allattamento potrebbe far risparmiare al Servizio Sanitario Nazionale inglese ben 40 milioni di sterline ogni anno. Il risparmio sarebbe legato alla riduzione dell’incidenza di patologie infantili e alla riduzione dell’incidenza del tumore al seno nelle madri.”

E. Uga (pediatra), Il latte migliore è il nostro, UPPA 6/2016


Allattare un bambino durante la gravidanza successiva e oltre

Avendo avuto l’esperienza di una zia che, rimasta incinta dopo 6 mesi dal primo parto, è stata costretta dal medico a interrompere l’allattamento (parliamo degli anni ’90); e di una cugina che (20 anni dopo) ha allattato in tandem i due figli nati a distanza di poco, ho aperto il dibattito con l’ostetrica e, approfondendo le ricerche, ho scoperto che:

  • Nonostante l’allattamento renda più difficile il concepimento perché la produzione del latte interferisce con la secrezione degli ormoni riproduttivi, una donna può rimanere comunque incinta perché l’ovulazione ritorna per ognuna in tempi diversi.
  • Verso la metà della gravidanza la produzione del latte con molta probabilità subirà un calo ma, mentre alcuni si svezzeranno, altri diminuiranno la frequenza delle poppate e altri ancora continueranno a poppare fino al parto e oltre.
  • Non vi è alcuna evidenza scientifica che allattare in gravidanza sia dannoso per il feto; se la gravidanza è a basso rischio, allattare non ha alcuna controindicazione, per donne con storie pregresse di aborti o travagli pretermine è invece importante sentire il parere di un medico con formazione in materia di allattamento.
  • Non è vero che il bambino più grande ruberà tutto il latte e il colostro al neonato: è sufficiente pensare ai parti gemellari per rendersi conto che il corpo produrrà tutto il latte e il colostro che serve in proporzione al numero dei bambini che succhiano attivamente; il latte non mancherà mai.
  • Allattare in tandem non significa attaccare a richiesta sia il neonato sia il bambino più grande: se l’allattamento a richiesta del neonato è raccomandato per l’instaurarsi di una felice relazione con la madre e una sufficiente produzione di latte, non è però affatto necessario attaccare a richiesta anche il più grande.
  • Non è necessario allattare due bambini per volta: se ci si sente sopraffatte da una sensazione di insofferenza, si può allattare un bambino alla volta.

“Nonostante non ci siano prove di un danno, molti pediatri, e anche molta parte dell’opinione pubblica, vedono come inopportuno, se non addirittura scorretto, che una mamma allatti il proprio figlio oltre l’anno di vita. […]
In realtà, abbandonare precocemente il seno materno non favorisce l’autonomia. È la forza di un legame affettivo, in cui il bambino si sente sicuro e protetto che gli darà la capacità di compiere esperienze di esplorazione autonoma intorno a sé.”

C. Panza (pediatra), Chi ha paura dell’allattamento prolungato?, UPPA 6/2016

[continua]


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