Acquaticità e psicomotricità con Edoardo

Messaggi sulla motricità

La frequentazione della piscina non è solo un modo per mantenere l’istintualità del bambino dello stare in acqua, ma è anche un momento di confronto con gli altri genitori e un momento di apprendimento sulla motricità.

Ci sono diverse istruttrici che possono essere più o meno apprezzate per la loro riservatezza o propensione al consiglio, informalità o impostazione strutturata dell’incontro. Molti genitori hanno lamentato di aver riscontrato, nell’osservazione delle competenze motorie del proprio bambino, eccessivo allarmismo e noi siamo forse tra questi. “Forse” perché alla fine abbiamo preso il suggerimento dato come un’occasione per imparare.

Dal momento che Edoardo aveva avuto alla nascita un cosiddetto “tumore da parto”, e gran parte dei problemi dello sviluppo che un bambino può avere è dovuta a problemi e complicazioni al parto, ci hanno consigliato di farlo vedere da un’osteopata; abbiamo cosÌ consultato Stefano Pollastro, che ci ha fatto un’ottima impressione per il modo di lavorare con i bambini e per tutte le cose che ci ha spiegato.

Durante questo tipo di visita, si osserva prima di tutto il comportamento naturale del bambino e successivamente gli si danno alcuni stimoli che provocano in lui risposte che svelano l’età neuropsicomotoria. Se questa corrisponde a quella anagrafica, il bambino è in salute e non ha problemi, se invece presenta qualche ritardo è bene fare un’analisi più approfondita perché potrebbe essere il primo segno del rischio di un futuro sviluppo patologico.

Nel nostro caso la visita è servita a rassicurarci: Edoardo era perfettamente in linea con l’atteso della sua età; ma ci ha anche fatto fare un passo in avanti rispetto agli insegnamenti che i neogenitori ricevono alla nascita. Questi insegnamenti sono riassunti in una pubblicazione dell’associazione “A.R.C. – I nostri figli” che – per quanto dal mio punto di vista sia stilisticamente poco raffinata e un po’ superficiale su alcuni temi (come vaccinazioni e capricci) – è estremamente interessante per quanto riguarda le conoscenze di base sullo sviluppo neuropsicomotorio che ogni genitore dovrebbe avere: “È nato un bimbo. Consigli alle famiglie per una crescita armoniosa dei loro bimbi del primo anno di vita”, di Mario Castagnini.

“Non c’è educatore, non c’è medico o terapista che sia più adatto dei genitori a far sviluppare al meglio le potenzialità di questa nuova creatura che crescerà al loro fianco, seguendo loro come guida.”

Premessa: fino a quando un bambino è considerato neonato?

Alla nascita il bambino presenta alcuni riflessi primitivi, fondamentali, primari, di ricerca vitale, come il riflesso di Moro e il riflesso di suzione.

Mentre il riflesso è un’attività ripetitiva, stereotipata, che darà sempre una certa risposta a un certo stimolo, la reazione è un’attività di risposta facilitata da un determinato stimolo ma non da esso determinata: a uno stimolo uguale, il bambino dà risposte diverse man mano che matura e migliorano le sue capacità di coordinazione neuropsicomotoria.

Con lo scomparire delle reazioni fondamentali, intorno ai 2 mesi di vita, possiamo dire conclusa l’epoca neonatale.

Conoscere il neonato

Il principale consiglio dato ai genitori è quelli di accudire e manipolare il bambino curando che le posizioni e i movimenti applicati siano i più naturali possibili. Le posizioni “obbligate” per un neonato sono quelle orizzontali (supina, prona e laterale) e si consiglia di modificarle frequentemente nell’arco della giornata.

Le campagne informative per la prevenzione della SIDS ci hanno insegnato, fin dal corso di accompagnamento alla nascita, a far dormire il bambino sulla schiena, cosa che Edoardo ha sempre fatto senza grossi problemi. È solo in questo contesto che ci è stato sottolineato come sia importante, quanto il bambino è sveglio, fare in modo che lavori anche in posizione prona e laterale. Non abbiamo mai adottato questo accorgimento con sistematicità: uno dei motivi per farlo è indurre il bambino a esercitarsi per arrivare pronto alla tappa della rotazione da supino a prono (e viceversa) intorno ai 6 mesi; quando abbiamo portato Edoardo dall’osteopata, a 4 mesi e mezzo, era in grado di farlo già da più di un mese.

Un’altra regola importante data ai genitori è di evitare ogni forma di costrizione, sia nell’abbigliamento, sia nell’utilizzo di facilitazioni che si trovano spesso in commercio e che sono quasi sempre poco utili e molto condizionanti. Ci si riferisce ad accessori come la sdraietta, il marsupio, il passeggino o altro, che sono utili in caso di vera necessità ma non dovrebbero far parte della gestione normale del neonato.

Di tutto questo ho preso piena consapevolezza, un po’ in maniera istintiva un po’ attraverso la lettura e il confronto con gli esperti, e devo dire che è stato il modo più naturale di accompagnare Edoardo nel suo percorso di crescita. Abbiamo usato la sdraietta solo per farlo stare a tavola con noi quando ancora non poteva stare seduto, e pativo quando vedevo i suoi coetanei in spiaggia affossati lÌ dentro per ore anziché essere liberi di giocare su un asciugamano adagiato sulla sabbia. Per quanto riguarda il marsupio, noi l’abbiamo introdotto quando Edoardo era già grandicello, con una struttura e una posizione ergonomiche, e l’abbiamo utilizzato per “trasportare” più che per “stare”. Il passeggino, infine, rappresenta nel nostro caso la voce di spesa più alta e allo stesso tempo meno utilizzata della lista nascita: utile per le commissioni che richiedono di camminare a passo adulto (ma neanche troppo se ci sono gradini o ingressi stretti) e per le visite turistiche nella versione leggera, è sempre stato più un ingrombro alla voglia di Edoardo di muoversi e interagire che una comodità.

[continua]


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