Acquaticità e psicomotricità con Edoardo

Alla scoperta dello spazio

Edoardo ha vissuto la divertente fase del dondolamento e il successivo strisciamento già a 6 mesi. Ha iniziato a gattonare a 7 e a tirarsi in piedi nel corso dell’8° mese. Nonostante sia stato precoce in questo, ha iniziato a camminare senza sostegno a un anno compiuto.

E forse è stato solo un bene, dal momento che il gattonare è una fase fondamentale per la crescita sia fisica che intellettiva del bambino.

Fisica perché il cammino quadrupedico permette al piccolo di spostarsi in modo ritmico, coordinato, alternato, a rendere automatica la sequenza del passo.

Intellettiva perché la mano e la bocca hanno una rappresentazione cerebrale enorme nei confronti del resto del corpo e le varie stimolazioni provenienti dalla mano sono fondamentali per un fisiologico sviluppo neuropsicomotorio. Quindi bisogna contare molto sulla attività ritmica, sequenziale, modulata delle mani che sostengono parte del corpo in quadrupedica. Un fortissimo stimolo all’apprendimento sereno ed equilibrato
si ha nei mesi in cui il bimbo gattona e si riduce quando impara a camminare. Per questo più il bambino gattona meglio è per il suo sviluppo globale.

Tempo al tempo

Conoscere le varie tappe evolutive permette di rendersi conto se il bambino sta al passo con i propri coetanei nel naturale ritmo di crescita e accorgersi di eventuali ritardi per i quali è bene rivolgersi subito a specialisti competenti. Si accettano ritardi nello sviluppo del bambino prematuro rispetto a quello dei coetanei soltanto per il periodo corrispondente al tempo di prematurità; dopo tale periodo si pretenderà da lui una competenza di sviluppo pari a quella dei coetanei.

Allo stesso tempo, è fondamentale non cercare di anticipare i tempi ma lasciare il piccolo nelle posizioni che è capace di raggiungere da solo in modo che si possa arrangiare a scoprire piano piano le proprie potenzialità ed evolverle. Non si metterà così seduto un bambino fino a che non sia capace lui stesso di raggiungere la posizione seduta e lo stesso discorso vale per lo stare in piedi e il cammino.

Imparare a parlare

Per aiutare il piccolo in questo campo di apprendimento ci sono alcuni piccoli accorgimenti molto efficaci.

È molto utile associare l’appoggio della mano, ossia la stimolazione tattile, a una stimolazione uditiva: ad esempio gattonare scandendo a tempo di passo le parole oppure fare il gioco della carriola scandendo una filastrocca.

Buona regola sarà poi rivolgersi al bambino parlando lentamente, scandendo le parole in modo chiaro, cosicché lui le possa bene comprendere e imitare. In questo modo gli si dà la possibilità di decodificare meglio i suoni, l’articolazione del discorso, le parole nuove e lo si abitua nel contempo a una certa tranquillità, calma nella relazione, nell’espressione e nell’ascolto, quindi a una maggiore riflessività. Parlare in modo lento a un bambino, inoltre, catalizza la sua attenzione e infatti raccontare lentamente filastrocche o cantare brevi canzoncine è molto utile per esercitare l’attenzione, la memoria e il linguaggio.

Verso l’autonomia

Affinché il piccolo acquisti fiducia in sé, è bene incoraggiare la sua voglia di autonomia e sottolineare, lodandoli, i suoi progressi.

È bello parlare con il bambino, renderlo partecipe di ciò che avviene con discorsi via via più articolati, fin dai suoi primi mesi di vita.

È invece inopportuno sminuire i bambini usando in loro presenza frasi del tipo “tanto non capisce… è ancora piccolo”.

Prevenire è fondamentale

Circa il 2‰ della popolazione è affetto da paralisi cerebrale infantile: persone che prima, durante o poco dopo la nascita hanno avuto una sofferenza cerebrale che ha fatto loro perdere alcuni degli schemi congeniti di movimento e acquisire vari disturbi nello sviluppo neuropsicomotorio.
Il dottor Mario Castagnini ha sperimentato che il 50% dei bambini destinati a presentare ritardi nello sviluppo può guarire, normalizzarsi, se si attua un’adeguata diagnosi e terapia precoce, intervenendo entro il 3° mese di vita.


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