Edoardo si svezza da solo

Solo latte per i primi sei mesi

Edoardo è stato allattato in maniera esclusiva fino a 6 mesi e in maniera complementare fino a 2 anni e 7 mesi

L’autosvezzamento, per definizione, non impone un’epoca precisa in cui iniziare a proporre al bambino cibi diversi dal latte. Una volta in grado di stare seduto da solo, può essere messo a tavola e sarà lui stesso a decidere quando iniziare ad assaggiare. In genere, questo avviene intorno ai sei mesi, ma potrebbe accadere qualche settimana prima o addirittura qualche mese dopo. Poiché la tendenza negli ultimi decenni è stata quella di anticipare l’inizio dello svezzamento su scelta del genitore (o del pediatra), sia Piermarini che Rapley e Murkett stressano il fatto che non c’è alcuna fretta, perché il fabbisogno nutrizionale è ampiamente coperto dal latte almeno per i primi sei mesi di vita.

Piermarini, in particolare, fa notare come le raccomandazioni sull’inizio dello svezzamento siano passate dai tre mesi del pediatra della nonna ai sei mesi attuali grazie alla grande quantità di conoscenze creatasi intorno alla composizione del latte umano e alla qualità della crescita dei bambini allattati esclusivamente al seno. Questo ha portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a raccomandare per tutti i bambini un’alimentazione esclusiva al seno per almeno i primi sei mesi di vita. “Almeno” significa che quello dei sei mesi è un limite inferiore conservativo, che tiene conto di bambini con problemi per i quali potrebbero essere necessarie integrazioni; in condizioni normali, il piccolo può continuare a prendere il solo latte materno anche per sette o otto mesi senza avere carenze. Anche nel caso in cui il bambino venga nutrito artificialmente, l’utilizzo delle formule alimentari sostitutive del latte umano è allo stesso modo consigliato almeno fino ai sei mesi senza l’introduzione di altri cibi. Questa lettura avrebbe magari potuto rassicurare una mamma, conosciuta durante l’inserimento al nido di Edoardo, preoccupata che il proprio figlio di neanche sei mesi non mangiasse la quantità di carne consigliata come se dovesse avere degli scompensi da lì a breve…

Rapley e Murkett rafforzano il concetto riassumendo in tre punti perché dare cibo diverso dal latte prima dei sei mesi non fa bene:

  • I piccoli hanno stomaci minuscoli e hanno bisogno di una fonte di calorie ed elementi nutritivi concentrata e facilmente digeribile: solo il latte risponde a questi requisiti, materno o artificiale che sia.
  • Il sistema digerente del bambino non è in grado di assimilare dai cibi solidi tutti gli elementi positivi per la salute; essi non forniranno dunque il nutrimento adeguato, perché si sostituiscono a dosi più o meno elevate di latte (e questo vale anche per l’acqua!).
  • I bambini ai quali viene dato cibo diverso dal latte troppo presto contraggono più infezioni e sono maggiormente a rischio di sviluppare allergie, perché il loro sistema immunitario è ancora immaturo; inoltre, hanno un maggior rischio di sviluppare problemi cardiaci e aumento della pressione sanguigna in futuro.

Le autrici specificano poi come l’allattamento al seno giochi un ruolo specifico nella preparazione del bambino ai cibi solidi, perché:

  • I bambini allattati al seno si nutrono da soli succhiando il latte: una volta vicini al seno, si infilano il capezzolo in bocca e lo lasciano quando non hanno più fame; i bimbi nutriti con il biberon, invece, attendono che la mamma metta loro la tettarella in bocca e si aspettano che gliela tenga finché non hanno finito.
  • I bambini allattati al seno hanno sempre il controllo: possono variare la velocità della poppata e la quantità di latte che succhiano a seconda della fame/sete che hanno; al contrario, la velocità della poppata al biberon è determinata principalmente dalle dimensioni del buco della tettarella e la quantità può essere aumentata, ad esempio agitando la tettarella in bocca e inducendo così il bambino a succhiare più di quanto farebbe naturalmente.
  • I bambini allattati al seno utilizzano i muscoli della bocca in modo diverso dai bambini che bevono dal biberon: i primi compiono movimenti più simili a quelli utilizzati per la masticazione, i secondi compiono movimenti più simili a quelli utilizzati per succhiare da una cannuccia.
  • Il sapore del latte materno varia di poppata in poppata, a seconda di quello che ha mangiato la madre, quindi il bambino allattato si abitua a una varietà di sapori sin dall’inizio (per questo è inutile e controproducente sconsigliare alle mamme che allattano di rinunciare a qualsivoglia alimento faccia parte normalmente della loro dieta, a meno che sia non salutare); il bambino nutrito col latte artificiale, invece, sperimenta un solo sapore per cui potrebbe essere più riluttante a provarne di nuovi.

Questo non significa che l’autosvezzamento sia un processo difficile per i bambini nutriti con il latte artificiale, bisogna però tener presente che potrebbero impiegare un po’ di più a diventare audaci come gli altri. Anzi, l’inizio dello svezzamento con i cibi solidi potrebbe essere il momento perfetto per cedere il controllo e permettere al bambino di sviluppare il proprio istinto naturale a mangiare.

L’autosvezzamento, essendo un processo fisiologico, si applica a tutti i bambini purché non ci siano problemi nello sviluppo: ritardi, debolezze muscolari o deformità fisiche possono rendere necessaria la guida da parte dei genitori. Particolare attenzione va riservata anche ai bambini nati prematuri, perché il loro livello di sviluppo (interesse nei confronti del cibo e capacità di portarselo alla bocca) potrebbe essere in ritardo rispetto al fabbisogno di elementi nutritivi addizionali (che invece sopraggiunge perché non avranno trascorso abbastanza tempo nell’utero per accumulare riserve sufficienti). Ovviamente tutti questi casi vanno trattati singolarmente con la consulenza di uno specialista.

“Questo modo di alimentare ed educare un lattante ai cibi solidi si chiama autosvezzamento e rappresenta una forma di alimentazione complementare perché l’allattamento rimane predominante ancora per alcuni mesi. Mano a mano che aumenterà l’assunzione di cibo, automaticamente Lisa ridurrà la richiesta di poppare e il seno si adeguerà riducendo la sua produzione; verrà il giorno in cui non mostrerà più interesse per il seno della mamma e preferirà sgranocchiare una mela. Per il momento però il seno è ancora la sua ancora di salvezza.”

A. Volta, Mi è nato un papà

Struttura dell’articolo:


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.