Edoardo si svezza da solo

Forma…

Appurato che possiamo lasciar mangiare a un bambino di sei mesi (quasi) qualsiasi cosa riesca a prendere dal piatto, è importante considerare anche la forma del cibo, per rendere più semplice e sicuro il modo in cui lo maneggia e lo porta alla bocca. Molti cibi che vengono considerati inadatti ai bambini, infatti, sono in realtà cibi che vanno benissimo ma la cui presentazione va adeguata: la frutta secca va tritata, le ciliegie vanno offerte senza nocciolo, i frutti rotondi come l’uva vanno tagliati a metà, il pesce va privato delle lische, la carne della cartilagine e così via.

E’ poi importante considerare le abilità dei bambini nelle varie tappe dello sviluppo.

Poiché i bambini di sei mesi di solito usano tutta la mano per afferrare le cose, un ottimo modo per proporre il cibo all’inizio è quello di tagliarlo a bastoncini, in modo che una parte funga da impugnatura e l’altra parte possa essere mangiata. I broccoli, ad esempio, si prestano benissimo a questo tipo di esercizio. Edoardo faceva così anche con la pasta: i primi tempi, mangiava la parte che sbucava fuori dal pugnetto e buttava il resto!

Edoardo a 7 mesi: afferra le penne con tutta la mano e mangia la parte che sbuca dal pugnetto

Intorno al nono mese, i bambini sviluppano la presa a pinza, riuscendo ad afferrare tra pollice e indice alimenti piccoli come ad esempio i piselli. Riescono anche a “inzuppare” un cibo in un altro, perciò gli si potrà offrire hummus, yogurt o altre salse da mangiare con un bastoncino di pane o con le dita (mentre, finché non è in grado di farlo, le salse possono essere offerte porgendo il pane già inzuppato o un cucchiaio da leccare).

…modalità…

Molti bambini iniziano a usare le posate intorno all’anno d’età. Non è un passaggio da imporre e non c’è da spiegar loro alcunché: sarà sufficiente metterle a disposizione e, per imitazione, vorranno provare a usarle e piano piano diventeranno abili nel farlo; è importante dunque dare il buon esempio.

Quando il bambino inizia a sedere a tavola con la famiglia, è una buona idea predisporre per lui anche un bicchiere con l’acqua. Non è necessario che abbia il beccuccio, perché a sei mesi il piccolo sta già maturando le competenze necessarie per esercitarsi nel bere; è sufficiente che sia di una dimensione adatta. Inizialmente ci saranno piccoli pasticci dovuti sia alla necessità di capire come si beve, sia al fatto che il bambino è affascinato da tutte le cose che si possono fare con l’acqua (non sarà insolito vedere cibi galleggiare nel suo bicchiere senza che egli se ne preoccupi…): si tratta tuttavia di una fase passeggera.

Sia le posate sia i bicchieri che offriamo ai bambini dovrebbero essere più piccoli di quelli che usano gli adulti, ma non “fatti apposta per”. L’autosvezzamento non richiede infatti attrezzatura particolare. Anche per quanto riguarda le stoviglie, Edoardo ha ricevuto in regalo molti piatti colorati in plastica; carini, ma non strettamente necessari: spesso gli faccio usare piatti in ceramica o in vetro affinché impari a gestirli e questo ci rende molto flessibili quando siamo in giro. Un piccolo vezzo è stato comunque l’acquisto di un piatto a ventosa diviso in comparti: meno scivoloso e con la possibilità di offrire una varietà di cibi di cui scegliere mix e sequenza.

Anche il seggiolone non è strettamente necessario, visto che le nostre nonne facevano sedere i bambini direttamente sulle proprie gambe, ma è molto utile. Noi abbiamo iniziato con un modello Peg Perego (a cui abbiamo dovuto aggiungere dei cuscini per far raggiungere a Edoardo l’altezza giusta) che era stato dei nostri nipoti: molto comodo per la presenza del vassoio su cui offrire direttamente il cibo, ma scomodo per l’imbottitura che rende difficile la pulizia. In seguito, abbiamo utilizzato un buono regalo per acquistare un modello Inglesina da attaccare al tavolo, in modo da poterlo portare in giro agevolmente, e ben presto abbiamo sostituito il precedente anche per i pasti in casa perché in questo modo Edoardo poteva più facilmente sentirsi parte della tavolata. Se dovessi consigliare oggi un nuovo acquisto, probabilmente opterei per l’economico, facile da pulire e universale (la maggior parte dei ristoranti ce l’ha!) modello Ikea.

…e quantità

L’ideale sarebbe offrire al bambino una piccola varietà di cibi; non uno, perché all’inizio il cibo è usato soprattutto per giocare e apprendere e probabilmente il bambino si annoierebbe troppo presto, ma neanche più di tre o quattro, perché una scelta troppo ampia potrebbe sopraffarlo.

Partendo con piccole quantità, ci si può regolare su quanto cibo il bambino è in grado di gestire; man mano, la quantità di cibo “buttato” diminuirà rispetto alla quantità di cibo mangiato. Ma dosare la quantità osservando il bambino non significa decidere quanto fargli mangiare: è importante infatti non indurlo a ingerire più di quanto egli non desideri. Molti di noi sono cresciuti con l’idea che si debba finire quello che si ha nel piatto perché non è bello sprecare il cibo; ma questo non può valere per i bambini, che dovrebbero poter mangiare la quantità che desiderano. Partire con piccole quantità, integrando solo se il bambino mostra di desiderare altro, permette proprio di evitare di sprecare troppo cibo e avere la sensazione che “non abbia mangiato niente”.

E’ importante poi ricordare che se un bambino rifiuta un determinato alimento è perché non ne ha bisogno (o non lo vuole) in quel momento preciso; questo non significa che non lo mangerà mai se gli viene riproposto.

“Numerosi studi hanno messo in evidenza che verdure o frutti inizialmente rifiutati saranno assaggiati e poi mangiati se il genitore continua a offrirli a tavola o se saranno regolarmente presenti nel menu dell’asilo nido. […] E’ un errore evitare di riproporre un alimento non gradito al bambino dopo solo una o due offerte, così come bisogna evitare di insistere e forzarlo. […] Un genitore che ha un comportamento intrusivo a tavola ottiene il risultato opposto a quello sperato: più cibo che rimane nel piatto e una cattiva esperienza familiare.”

C. Panza, Frutta e verdura? Mai scoraggiarsi al primo rifiuto , UPPA n° 4/2018

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