Edoardo si svezza da solo

Il contesto familiare

L’autosvezzamento, proprio perché non segue regole imposte da terzi, potrà avvenire in maniera diversa tenendo conto delle peculiarità del bambino e del contesto familiare: i genitori hanno tutte le competenze per gestire questo passaggio fisiologico senza ingerenze.

Piermarini rassicura ad esempio sul fatto che, almeno per i bambini, che dalla nascita poppano tranquillamente a qualunque ora del giorno e della notte, si possono eliminare problemi di orario: l’indicazione della prima pappa proprio a mezzogiorno è solo un’imposizione che non ha alcuna giustificazione scientifica.

Invece, se aspettiamo l’iniziativa del bambino e lasciamo che sia lui il vero protagonista del passaggio all’alimentazione solida, non avremo imposto nulla e questo sarà una sua libera scelta. Non ci sarà alcuno stacco o decisione sofferta, perché il bambino imparerà ad apprezzare e a chiedere sempre di più il cibo senza pensare che questo comporti l’abbandono delle poppate: si passa con logica coerenza dal latte a richiesta ai cibi nuovi a richiesta. Del resto, quello del bambino non è un comportamento dissimile da quello dell’adulto: anche noi pretendiamo rispetto per le nostre scelte alimentari, non tolleriamo insistenze e costrizioni, e (a meno di prescrizioni mediche) siamo disposti ad apportare cambiamenti nella nostra dieta solo se c’è una motivazione interiore, sia essa curiosità o imitazione di persone di cui ci fidiamo.

E sono proprio i genitori le persone di cui il bambino si fida di più, naturalmente. A ragion veduta, visto che essi sono dotati della capacità di rispondere alle sue esigenze in maniera istintiva. Il problema sorge proprio quando viene meno la “naturalità”. Negli ultimi decenni infatti, nel legittimo sforzo di eliminare, alla luce del progresso, quanto di sbagliato ci fosse nella tradizione popolare, non si è prestata sufficiente attenzione a quanto di buono effettivamente c’era, considerandolo obsoleto e superato. Ma, se si fa piazza pulita anche dell’istinto dei genitori (in questo caso di nutrire naturalmente il proprio bambino), ecco che essi non sanno più bene cosa fare, il bambino non si fida più e cominciano appunto i problemi.

“L’alimentazione responsiva (cioè in grado di rispondere ai bisogni del bambino) indica l’insieme di risposte pronte e appropriate da parte del genitore ai segnali di fame e sazietà del bambino. Spesso i genitori hanno bisogno di acquisire maggiore fiducia nella capacità del loro bambino di sapersi regolare da sé su quanto e se mangiare, ed é utile sostenerli nel promuovere un approccio all’alimentazione che risponda ai reali bisogni del bambino.”

M. Iaia, L’alimentazione che risponde ai bisogni del bambino, UPPA n° 2/2018

Anche il momento del rientro a lavoro varia a seconda del contesto e ogni famiglia troverà la soluzione migliore per il proprio caso, condividendo le scelte sull’educazione alimentare con chi si prenderà cura del bambino.

Anche se alcune mamme scelgono di farlo, il rientro al lavoro non implica necessariamente l’interruzione dell’allattamento. I bambini sanno essere molto flessibili: meglio ricevere il latte di mamma solo al mattino e alla sera piuttosto che esserne privati anzi tempo. Io sono stata molto fortunata, perché sono rientrata a lavoro quando Edoardo aveva dieci mesi e, fino ai suoi dodici, sono stata operativa per sei ore al giorno anziché otto; questo significava comunque stare separati per nove ore di fila, ma non ci ha impedito di proseguire con l’allattamento fino a due anni e sette mesi, con ritmi diversi e poppate gradualmente più diradate, dall’attaccamento frenetico una volta rientrata a casa alla ciucciatina serale per addormentarsi.

Edoardo, a 2 anni, ciuccia mentre io mi preparo per andare a lavoro

Se si decide di interrompere l’allattamento o il bambino viene già nutrito artificialmente, è sempre meglio chiedere a chi si prenderà cura di lui di somministrargli del latte artificiale/vaccino piuttosto che anticipare lo svezzamento in maniera forzata. E’ una cosa che vedo fare molto spesso. Ne ho parlato di recente con un collega che ha voluto iniziare intorno ai quattro mesi per fare in modo che il figlio, il quale sarebbe stato inserito all’asilo nido a otto mesi, arrivasse già “svezzato”. E con un’altra conoscente che ha scelto di iniziare alla stessa epoca perché il bambino sembrava pronto e i sei mesi cadevano mentre erano in vacanza; la presunzione che il proprio figlio sia pronto prima degli altri è spesso una errata interpretazione dei suoi comportamenti, e ho potuto notare che molti pediatri non aiutano ma anzi incoraggiano questa anticipazione immotivata. Anche in questo caso mi ritengo fortunata, perché ho incontrato un’educatrice molto aperta ad accogliere le mie richieste. Edoardo ha iniziato l’asilo nido a sei mesi per mezza giornata (fino al pranzo) e a tempo pieno a dieci mesi. Ho chiesto che non gli venissero somministrati pappine e omogeneizzati ma che potesse accedere alla cucina dei bimbi più grandi, e che non venisse imboccato ma avesse la possibilità di manipolare il cibo con le mani. Valentina è stata molto disponibile; anche se non conosceva l’autosvezzamento, ha accolto le mie richieste, ripassando le regole di primo soccorso e assecondando Edoardo che ben presto è diventato un trascinatore nella sua sezione: le educatrici hanno dovuto chiedere il permesso ad alcune mamme di fare assaggiare ai loro bimbi il cibo che vedevano mangiare a lui! Il Natale del primo anno di asilo nido, ho voluto regalare a Valentina il libro di Piermarini affinché potesse conoscere i razionali che stavano dietro a quella scelta che aveva assecondato egregiamente. Ovviamente all’inizio quando andavo a prendere Edoardo si attaccava subito al seno, ma ho sempre voluto passare il messaggio che non m’importava che avesse mangiato tutto (la prima domanda che molti genitori fanno quando vanno a prendere i bambini a scuola!), ma che si fosse divertito nello sperimentare.

Anche i nonni per fortuna ci sono venuti dietro in questa scelta. Abbiamo fatto seguire anche a loro un breve corso di disostruzione pediatrica per sentirci più sereni nelle occasioni in cui Edoardo mangiava da loro senza la nostra presenza, e questo nipotino è diventato ben presto fonte di soddisfazione e orgoglio!

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