Edoardo si svezza da solo

E dopo la prima fase?

Ecco quello che gli autori consigliano nel momento in cui il bambino diventa più grandicello.

1. Mantenere una dieta sana ed equilibrata

Purtroppo o per fortuna, da adulti non possiamo adottare l’approccio esclusivamente naturale al cibo, perché le condizioni ambientali sono mutate (minore sforzo fisico, maggiore disponibilità di cibo, pressioni sociali…) e non può valere la regola del mangiare quel che si vuole e quanto se ne vuole. Per questo, è importante stare attenti almeno ai principi basilari, sfruttando magari la presenza di un nuovo piccolo commensale per correggere cattive abitudini.

Una buona esemplificazione di un’alimentazione corretta è quella offerta dalla piramide degli alimenti, che indica approssimativamente le proporzioni tra le diverse categorie di cibi, per mantenere l’equilibrato apporto nutritivo inizialmente garantito dal latte. Mantenendo una certa varietà, scegliendo prodotti di qualità e non rovinandoli con una pessima cottura, possiamo stare sufficientemente sereni; è importante solo non fare errori grossolani in maniera sistematica e, ovviamente, fare attività fisica.

Relativamente alle eventuali richieste dei bambini di assaggiare cibi non sani, è dimostrato che proibire non fa altro che aumentare il rischio di generare una pericolosa attrazione; per cui, meglio concedere uno sporadico assaggio senza darvi troppo peso e fare in modo che quel cibo, o bevanda, non sia sistematicamente presente sulla loro tavola.

2. Considerare che il tasso di crescita si riduce e il bambino è in grado di autoregolarsi

Già dal quarto/quinto mese inizia una progressiva decelerazione; poi, verso la fine del primo anno, il peso può anche arrestarsi. Ma quella che è una salutare svolta fisiologica viene spesso vissuta come una catastrofe. Molte famiglie iniziano a giudicare inappetente il proprio bambino e a mettere in atto una serie di escamotage per indurlo a mangiare: aggiunte di zucchero o parmigiano, alternanza di cibi graditi e cibi sostanziosi, messe in scena per distrarlo. A volte, addirittura, si arriva a minacce, forzature, vomiti, pianti, rimpalli di colpe e liti. Tutto questo non aiuta: sono i genitori autorevoli, e non quelli autoritari, a ottenere i migliori risultati anche in ambito alimentare; si è visto infatti che i bambini non forzati mangiano più volentieri anche ortaggi e legumi di tutti i tipi, al pari degli altri alimenti. Non dico che Edoardo apprezzi proprio tutto (ad esempio non mangia l’insalata cruda, per ora), però è fantastico come quest’anno abbia chiesto alla Befana, oltre ai dolcetti, anche broccoli e finocchi!

Edoardo a 1 anno e 5 mesi: un grande appassionato di verdure!

A dimostrazione della capacità dei bambini di autoregolarsi, è interessante ricordare un esperimento della pediatra americana Clara Marie Davis condotto nel 1928. Ella selezionò quindici bambini tra i 6 e i 9 mesi di vita e li mise davanti a una tavola dove erano visibili alimenti elementari, non industriali né mescolati tra loro. I bambini potevano scegliere cosa volevano e in che quantità: se un bambino mangiava un’intera porzione di un piatto in particolare, ne veniva portato ancora finché non smetteva di mangiare. Essi si nutrivano da soli oppure indicavano un piatto e venivano imboccati da un’infermiera che non poteva influenzare le loro decisioni. Vedendoli mangiare, l’impressione era di una totale confusione, con abbinamenti bizzarri e quantità tutt’altro che costanti. Eppure, l’analisi di ciascuna dieta dimostrava sistematicamente un equilibrato apporto di sostanze nutritive, con un idoneo e sempre spontaneo adeguamento man mano che i bambini crescevano. La conclusione è che i bambini possiedono, fin dalla nascita, la capacità di regolare il proprio appetito in funzione dei reali bisogni del proprio organismo. L’importante è che gli elementi selezionati a monte siano sani; dopodiché la raccomandazione è di consentire ai bambini di scegliere dalla tavola dei propri genitori, come storicamente è sempre avvenuto.

Spesso, la sfiducia nei confronti di questa capacità del bambino deriva dalla preoccupazione che egli non rientri nella media: ci si preoccupa infatti non della magrezza in assoluto, ma in relazione ad altri bambini della stessa età, negando loro il diritto alla diversità che rivendichiamo invece per noi adulti. Fare riferimento a delle dosi fisse, dunque, è fuorviante, perché le quantità consigliate, uno standard uguale per tutti, non potranno adattarsi con precisione che a pochissimi bambini: per gli altri, o sarà troppo, o troppo poco. Esiste un’ampia variabilità individuale e potremo capire dove ci collochiamo solo dopo aver seguito il nostro appetito senza condizionamenti esterni: se la scelta è ben orientata (equilibrio esemplificato dalla piramide degli alimenti), non ci importa di misurare le singole quantità perché saremo guidati dal nostro istinto, e lo stesso vale per i bambini. Non ha senso dunque allarmarsi se il loro appetito sembra variare nel corso del tempo.

3. Non utilizzare il cibo come premio per un comportamento giusto, come mezzo di corruzione per convincere il bambino a fare qualcosa che non vuole, o come punizione per un comportamento sbagliato.

Collegare il cibo al comportamento anziché all’appetito distorcerà il suo atteggiamento riguardo ai pasti. Il bambino finirà per considerare i cibi insalubri migliori degli altri, mangiando più cibo spazzatura di quello che dovrebbe e aspettandoselo tutte le volte che si comporta in una certa maniera. Allo stesso modo, vedrà i cibi salubri come inferiori o come un ostacolo da superare per arrivare a quelli veramente desiderabili. Qualche tempo fa, al café dell’Acquario di Genova, ho assistito al pranzo di una mamma che minacciava la figlia: <<se non mangi almeno due panini, non avrai il dolce>>. In questo modo, il cibo si confonde con le nozioni di potere e controllo nella testa del bambino, che non saprà più giudicare ciò che gli serve. Anche utilizzare ripetutamente cibi gustosi per consolare un bambino triste o arrabbiato, quando basterebbero delle coccole, può avere intuibili effetti nefasti sulle abitudini alimentari dell’adulto che verrà.

“Il comfort food ha l’incontestabile potere di sedurre il palato e di riaccendere facilmente il sorriso, ma proprio per questa sua capacità è un’arma delicata, una scorciatoia da usare con moderazione perché il suo beneficio ha un prezzo: indirizza verso un’alimentazione sbilanciata e insegna a cercare consolazione nelle cose anziché nella relazione con se stessi e con gli altri.”

F. Buglioni, Comfort food: il cibo che ferma le lacrime, UPPA n° 104

Struttura dell’articolo:


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.