Giappone, Pasqua 2013

Giorno 1: giovedì 28 marzo 2013

Arrivati a Tokyo dopo 12 ore filate di un economico volo Alitalia e ospitati dai nostri amici Giulia e Fabio, in Giappone per lavoro, abbiamo trascorso una prima giornata senza troppe pretese, a passeggio per la città a respirare un’atmosfera nuova.

Una delle prime attrattive che abbiamo avuto modo di ammirare è la Tokyo Tower, una torre per telecomunicazioni e panoramica situata all’interno dello Shiba Park nel quartiere Minato.

Alta 333 m, è una torre reticolare ispirata alla Torre Eiffel, dipinta di bianco e di arancione internazionale in modo da rispettare le norme di sicurezza aerea. Costruita nel 1958, le principali fonti di reddito della torre sono il turismo e l’affitto di postazioni per antenne radio-televisive.

Una cosa che ci ha subito stupito, oltre allo spettacolo dei ciliegi in fiore (il periodo era il più azzeccato!), è stato il fatto di trovare nelle vetrine dei ristoranti giapponesi delle perfette riproduzioni in plastica dei cibi offerti. Si tratta dei sampuru (dall’inglese sample), che a quanto pare hanno una tradizione lunga quasi un secolo e aiutano molto i turisti nella scelta visto che i menu spesso non hanno una traduzione inglese.

Giorno 2: venerdì 29 marzo 2013

Abbiamo scelto di dedicare la prima parte della nostra vacanza a Tokyo, riservando gli ultimi giorni ad altre città del Giappone interessanti e facilmente raggiungibili.

Venerdì, secondo giorno, siamo andati a visitare il giardino di Hamarikyū, un parco pubblico il cui nome significa “Dono imperiale del giardino del palazzo strappato alla spiaggia”.

Precedentemente si trattava del giardino della villa Hamarikyū, appartenente nel XVII secolo alla famiglia dello shogun Tokugawa. La villa deve il proprio nome al fatto di essere stata realizzata su un terreno un tempo paludoso e utilizzato solo per la caccia all’anatra, poi bonificato e reso praticabile appositamente per la costruzione del palazzo.

Il giardino è un’oasi di calma ritagliata in una zona di Tokyo, Shiodome, che dagli anni 2000 ha vissuto un enorme sviluppo urbano. L’area verde si trova infatti per gran parte circondata sul lato nord-ovest dagli alti grattacieli di alcune grandi aziende giapponesi. Dal lato nord-est è affiancata dal famoso mercato ittico di Tsukiji.

Il mercato ittico di Tsukiji è più grande mercato del pesce del mondo.

Consta di due settori: il mercato interno, in cui si tengono le aste dei tonni e operano i grossisti, e il mercato esterno, in cui si svolgono tutta una serie di attività commerciali come la vendita di pesce minuto. Vi sono anche molti ristorantini dall’aspetto assai dimesso e di proporzioni spesso microscopiche dove si può mangiare a prezzi ridottissimi una cucina che si basa sull’eccellenza e freschezza delle materie prime. Si dice che in alcuni di questi si possa mangiare il miglior sushi del mondo.

Le file che stazionano davanti a questi locali fanno ritenere ben fondata la fama che li accompagna… Tant’è che non siamo riusciti ad accedervi per pranzare. Il mercato infatti apre prestissimo, intorno alle 5 del mattino, ed è frequentatissimo da turisti che aspettano in coda per ore.

Abbiamo sfruttato la prima sera utile (con energie a sufficienza) per visitare Akihabara, conosciuta anche come Akihabara Electric Town o Akiba, famosissima per la sua grande concentrazione di negozi che vendono tutti i tipi di apparecchi elettronici, anime, videogiochi e articoli per adulti.

Il materiale nuovo si può trovare nei negozi della strada principale, la Chou Dori, mentre l’usato di tutti i tipi si può trovare nelle vie sul retro. Oltre che per gli appassionati di elettronica è anche una miniera per gli appassionati di anime.

Abbiamo acquistato qui molti dei regali per amici e parenti giovani.

Giorno 3: sabato 30 marzo 2013

Sabato, essendo Fabio a casa dal lavoro, abbiamo pranzato tutti assieme in un caratteristico ristorante locale, per poi fare shopping all’Oriental Bazaar, dove abbiamo trovato bellissimi oggetti d’artigianato locale, tra cui un kimono tradizionale.

Nel tardo pomeriggio, ci siamo recati a visitare l’Edo-Tokyo Museum, un ampio museo di Tokyo in cui sono esposti numerosi plastici, ricostruzioni, reperti ed esibizioni speciali.

All’interno si possono trovare la ricostruzione di edifici in dimensioni reali come l’antico ponte Nihonbashi o case dei cittadini comuni; ci sono poi oggetti del Novecento, come automobili ed elettrodomestici, e antichi reperti del periodo Edo; vi è anche la ricostruzione di un piccolo teatro ove è possibile assistere a canti e balli tradizionali.

Giorno 4: domenica 31 marzo 2013

Domenica mattina abbiamo deciso di visitare la zona di Tokyo chiamata Roppongi Hills, uno dei più grandi complessi urbani del Giappone. Al centro di quest’area sorge la Mori Tower. Il progetto di Minoru Mori, avviato nel 1986 e conclusosi nel 2003, prevedeva la costruzione di un’area urbana dove i grandi grattacieli consentissero alla gente di vivere, lavorare, divertirsi e fare acquisti in uno spazio ristretto. Secondo l’imprenditore, infatti, ciò avrebbe comportato un aumento del tempo libero, della qualità della vita, della competitività del Giappone.

Simbolo di Roppongi è il ragno “Maman” in ferro battuto di Louise Bourgeois, scultrice e artista francese (1911-2010).

La scultura è tra le più grandi del mondo: misura oltre 30 m di altezza e 33 m di larghezza e ha una sacca contenente al suo interno 26 uova di marmo. 

Per pranzo, abbiamo non senza fatica cercato un localino per mangiare sushi al bancone. A differenza di quanto si possa credere, infatti, in Giappone non si mangia tanto sushi. Nella cucina giapponese il sushi e soprattutto il sashimi sono considerati cibi particolari e di un certo valore, non da mangiare quotidianamente.

Nel pomeriggio, ci siamo recati al Higashi Gyoen, ovvero il Giardino Orientale del Palazzo Imperiale, che ospita i resti del vecchio castello di Edo. Diverse varietà di fiori abbelliscono il giardino in ogni stagione, offrendo un’atmosfera di relax ideale.

A fianco del Museo Nazionale d’Arte Moderna  e del Museo della Scienza, si trova il Parco Kitanomaru, il cui lungo sentiero solca il grande giardino; esso si apre sulla porta Kitahanebashi-mon.

Il sentiero che lo attraversa è delimitato da un lato da un laghetto circondato da alberi e dall’altro, oltre che dai musei sopra citati, dalla Nippon Budokan Hall. Costruita in stile tradizionale giapponese per le Olimpiadi di Tokyo del 1964, essa è utilizzata per grandi manifestazioni sportive e altri eventi. Ci aspettavamo una manifestazione di arti marziali (per la gioia di Leo) e invece abbiamo trovato un concerto.

Passeggiando in direzione nord-ovest rispetto ai parchi, ci siamo recati al santuario Yasukuni (letteralmente santuario della pace nazionale).

E’ un santuario shintoista dedicato alle anime di soldati e altre persone che morirono combattendo al servizio dell’Imperatore. Il santuario Yasukuni è fonte di notevoli controversie dato che nel Libro delle Anime sono iscritte persone che furono condannate per crimini di guerra al termine della Seconda Guerra Mondiale. Le visite al santuario di membri del governo sono state causa di proteste sia interne al Giappone che all’estero.

Questa zona verde è famosa per la bellezza dei ciliegi in fiore nella stagione primaverile: abbiamo beccato il periodo ideale! E, tra le vie in fiore, abbiamo assistito in quella domenica pomeriggio a una manifestazione di vari artisti tra cui un gruppo di percussionisti in abiti tradizionali. Il tutto accompagnato da bancarelle con le merci alimentari più strane.

Abbiamo concluso la giornata con una cena a base di sushi insieme alla famiglia Gioppo, nel ritorante frequentato da Fabio nella pausa pranzo dal lavoro. Siamo ancora in contatto con il proprietario tramite Facebook!

Giorno 5: lunedì 1 aprile 2013

Il nostro viaggio in Giappone non poteva non prevedere un paio di giorni a Kyoto. Considerando il tempo necessario per visitare Tokyo e le bellezze dei dintorni, abbiamo scelto di rinunciare a Hiroshima e Nagasaki e dedicare la nostra gita fuori porta all’antica capitale del paese.

Kyoto è nota come “la città dei mille templi”; essendo stata quasi interamente risparmiata dalla seconda guerra mondiale, è considerata il più grande reliquiario della cultura giapponese.

L’abbiamo raggiunta per mezzo dello Shinkansen, la rete ferroviaria giapponese di treni ad alta velocità sulla quale viaggiano i cosiddetti “treni proiettile”; ovviamente avevamo acquistato già in Italia il Japan Rail Pass

L’arrivo a Kyoto è stato dolce: abbiamo scoperto che i giapponesi hanno delle buone pasticcerie; in particolare, io ho fatto colazione con un panino zuccherato che Leo ha apprezzato particolarmente e la cui ricetta – successivamente replicata con discreto successo – potrebbe essere identificata in quella del melonpan.

Kyoto è una città grande ma facile da girare: come New York, ha una struttura a scacchiera ed è molto ben servita dai mezzi pubblici.

Il primo dei templi che abbiamo visitato è il tempio Kiyōmizu.

Il detto “saltare giù dal palco al Kiyōmizu” equivale a quello italiano “fare il grande passo”. La veranda del tempio che protende dal lato del monte è sostenuta da colonne di legno alte 13 m. Dietro a questa si erige l’edificio principale con il suo tetto a forma d’anca fatto di corteccia di cipresso e nel quale si trova la preziosissima statua di Kannon Bodhisattva, la dea della misericordia. La veranda stessa offre una bellissima e completa vista della Kyoto occidentale. Il comprensorio vanta però diversi altri edifici, tutti dichiarati tesoro nazionale così come le tre cascate. Sono sempre numerosissimi i visitatori che sorseggiano queste acque con apposite tazze di latta, tra l’altro perché ritenute terapeutiche e capaci di dare salute, longevità e successo negli studi. Nel comprensorio vi è anche un tempio scintoista. Questo tempio è molto popolare per la perenne atmosfera di festa: le bancarelle di talismani, incenso e omikuji, le tipiche striscioline di carta portafortuna, infatti non si contano.

Passeggiando per circa 3 km verso Nord, siamo giunti a visitare il santuario Heian (santuario shintoista).

Il torii dell’entrata principale è il più grande di tutto il Giappone e l’edificio principale, lo shaden, è disegnato come riproduzione del palazzo imperiale di Kyoto, ma solo i 2/3 delle costruzioni sono in scala originale. Numerosi eventi  si tengono occasionalmente nello spazioso cortile interno. Un bel giardino si trova dietro agli edifici principali del santuario. Il santuario fu edificato nel 1895 per il 1100° anniversario della fondazione di Heiankyō (il vecchio nome di Kyoto). E’ dedicato al primo e all’ultimo imperatore che regnarono a Kyoto: l’imperatore Kammu e l’imperatore Komei. Il santuario Heian è la tappa finale del Jidai Matsuri, uno dei più importanti festival di Kyoto. La processione parte dal vecchio palazzo imperiale e consiste nel trasporto tramite mikoshi degli imperatori fino al santuario.

Le strutture chiudono presto, per cui al tramonto il nostro primo giro dei templi di Kyoto è terminato. Prendendo erroneamente l’autobus nel verso sbagliato, abbiamo fatto la particolare esperienza di girare l’intera linea assistendo al cambio dell’autista. I giapponesi sono molto legati alle tradizioni, rispettosi ed educati, oltre che puntuali; così come il capotreno passando da un vagone all’altro s’inchina per salutare i passeggeri, anche l’autista dell’autobus stacca e dà il cambio con una ritualità che in Italia sarebbe davvero difficile immaginare. 

Per il nostro pernottamento a Kyoto abbiamo scelto l’Izumiya Ryokan, un albergo tradizionale giapponese.

Il ryokan è un tipo di albergo il cui stile è rimasto pressoché immutato nel tempo. Si ritiene che questo tipo di struttura risalga all’epoca Edo (1603-1868). Attualmente un ryokan mantiene ancora gli elementi tradizionali, cioè: pavimenti formati da tatami, bagno all’esterno della camera, porte scorrevoli, rifiniture interne in legno di stile tradizionale, stanza spoglia, priva di mobili e letti, però dotata di tokonoma, nicchia di abbellimento in cui vengono esposte sculture, calligrafie o composizioni ikebana. I letti tradizionali (futon), vengono apparecchiati disponendo materassini, coperte e cuscini sui tatami.

Io non li ho trovati particolarmente comodi. Leo invece sì, tant’è vero che si è messo a smontarli (insieme alle porte scorrevoli) per poterli come al solito replicare.

Giorno 6: martedì 2 aprile 2013

Il tempio di Kyoto che più ci ha colpito è forse il Kinkaku-ji.

Fu costruito nel 1397 come villa per lo Shogun Ashikaga Yoshimitsu (1358 – 1408). Dopo la sua morte, la villa divenne il “Tempio del padiglione dorato“: fu il figlio che convertì l’edificio in un tempio Zen della scuola Rinzai. Il tempio bruciò due volte durante la guerra degli Ōnin e poi nel 1950. Il presente edificio è datato 1955 e fu ristrutturato nel 1987; il tetto fu ricostruito nel 2003. Uno stupendo parco cinge la pagoda. La struttura è circondata da uno stagno, chiamato Kyōko-chi (“Lago a specchio”); vi sono molte isole e pietre che rappresentano la storia della creazione secondo il Buddismo.

Kyoto è famosa anche per i giardini zen. Sono annessi ai templi e costituiscono un raffinatissimo abbellimento estetico, ma anche uno stimolo per la meditazione. Sono costituiti entro spazi abbastanza ridotti nei quali viene riprodotto un paesaggio, utilizzando ghiaia, pietre, muschio e piante. Il giardino più noto è quello del tempio Ryoan-ji, dove in uno spazio di soli 300 mq è racchiuso un paesaggio formato da ghiaia su cui sono posate quindici pietre di varia forma.

Il giardino, detto kare sansui (giardino secco) rappresenta, secondo alcuni, la superficie del mare costellata di isole, oppure una distesa di nuvole o di nebbia dalla quale spuntano delle montagne. La superficie della ghiaia è periodicamente rastrellata e quindi percorsa da linee parallele dritte o curve che rendono l’insieme particolarmente equilibrato, oltre a dare il senso dell’impermanenza. Quindi non è un’opera d’arte fissa ma mutevole.

Infine, degno di nota nel nostro giro per la bella Kyoto è Gion, uno dei più esclusivi e rinomati quartieri di geishe dell’intero Paese.

Nonostante il considerevole declino del numero di geishe presenti nel quartiere nel corso dell’ultimo secolo, Gion conserva ancora molte architetture caratteristiche e ospita varie forme di intrattenimento tradizionale, ragione per cui parte del quartiere è stata dichiarata bene culturale tutelato dal governo nazionale. Gion è costellato di abitazioni tradizionali giapponesi, tra cui le famose “case da tè” in cui generazioni di ricchi maschi di Kyoto, dai samurai dei tempi antichi ai moderni intellettuali e uomini d’affari, sono stati e vengono intrattenuti dalle geishe. Le geishe di Gion prendono il nome di geiko, termine del dialetto giapponese di Kyoto che significa letteralmente “figlia delle arti” o “donna d’arte”. La casa da tè è un mondo appartato e privato in cui l’intrattenimento viene offerto attraverso bevande, piacevoli conversazioni, giochi e l’esecuzione di musica tradizionale giapponese.

Rientrati a Tokyo in tarda serata, abbiamo trovato tutti i ristoranti nell’intorno della stazione chiusi; solo un cinese lungo la via di casa era rimasto aperto, ma era pieno e nessuno parlava inglese: in questi casi il caro e fidato McDonald non delude mai.

Giorno 7: mercoledì 3 aprile 2013

La mattinata è piovosa. La prima idea è quella di cercare i biglietti per andare a vedere The Lion King, spettacolo che Leo rincorre dal viaggio a Madrid. I giapponesini della reception sono molto gentili, ma posti prenotabili non ce ne sono: ci rechiamo al teatro, niente da fare. In compenso scopriamo un ristorantino dove fare una scorpacciata di cibi tipici giapponesi diversi dal sushi. Un’altra idea per ovviare al maltempo è quella di provare i famosi onsen.

“Onsen” è il nome giapponese per una stazione termale: può essere all’aperto o al coperto, pubblica o privata. I giapponesi considerano importante la “comunione in nudità”, poiché capace di abbattere le barriere e far conoscere nuove persone in un’atmosfera rilassata e familiare.

Peccato che questa comunione sia divisa per sesso, e allora vi rinunciamo per non passare mezza giornata di vacanza separati.

Per fortuna nel pomeriggio il cielo è clemente e abbiamo la possibilità di visitare Enoshima.

Enoshima è un’isola collegata alla terraferma da due ponti: uno esclusivamente pedonale e uno per le automobili. L’isola è caratterizzata dalla presenza di un grande porto turistico nella parte nord e da una costa rocciosa e frastagliata nella parte sud; le spiagge di fronte sono molto popolari per il turismo balneare estivo.

Enoshima Jinja è un complesso di 3 santuari shintoisti che si trovano sparsi sull’isola: Hetsu-no-miya, Nakatsu-no-miya, Okutsu-no-miya.

L’isola è poi famosa per le grotte Iwaya, che ospitano all’interno varie statue di carattere religioso e una statua raffigurante un drago feroce di colore verde.

E il Samuel Cocking Garden, un parco/orto botanico che deve il suo nome a un mercante inglese che nel 1880 comprò buona parte dell’isola, costruendoci sopra la sua villa e un orto botanico dove collezionava piante tropicali; oggi si trova ancora un orto botanico ricostruito e una torre-faro di recente costruzione: la Enoshima Sea Candle.

In cima alla collina di Enoshima, con una bella vista sull’oceano, si trova il campanile dell’amore. Grazie a una leggenda che coinvolge la dea Benten e il drago, le coppie sono solite suonare il campanello insieme e scrivere i loro nomi su lucchetti che lasciano attaccati al recinto: tra quelli, ora ci sono anche Anna e Leo!

Enoshima è piena di ristorantini dove servono lo shirasu, il pesce bianco che misura appena 1 cm, pescato in gran quantità nella baia intorno a Enoshima e mangiato crudo o cotto su riso bianco.

Anche se la giornata non è particolarmente limpida, la vista del monte Fuji da Enoshima è uno spettacolo.

La maggior parte dei turisti incontrati non è di origine occidentale, bensì asiatici in visita ai templi o alla ricerca di un luogo immerso nella natura; in particolare, abbiamo incontrato un gruppo di turisti thailandesi molto cordiali che ha voluto fare delle foto con noi.

Anche a Enoshima siamo riusciti a fare ottimi acquisti, tra cui un bellissimo ventaglio.

Giorno 8: giovedì 4 aprile 2013

Giornata dedicata a Kamakura.

Kamakura è una città che si trova circa 50 km a Sud-Ovest di Tokyo (un’ora di treno).

È circondata da montagne su tre lati, mentre il quarto si apre sulla baia di Sagami; questo la rende una fortezza naturale e per questo motivo durante il periodo Heian fu il capoluogo della regione del Kantō e successivamente gli shōgun del clan Minamoto vi posero la propria capitale durante l’epoca che prese appunto il nome di periodo Kamakura.

Kamakura è oggi principalmente nota per i suoi templi e altari.

Il tempio di Kencho-ji, costruito nel 1253, è di ispirazione cinese. E’ Il numero uno dei cinque più importanti templi zen di Kamakura e fu anche il primo tempio costruito in questa città.

Il tempio di Engaku-ji, costruito nel 1282, è il secondo tra i grandi templi zen di Kamakura. La campana del suo tempio è stata classificata tesoro nazionale. L’accesso al tempio, con la sua scalinata fiancheggiata da grandi cedri, è spettacolare.

Un altro dei cinque templi zen è il Jochi-ji, spettacolare in primavera quando i suoi giardini si colorano per i bellissimi fiori e per il suo tipico ingresso coperto di muschio.

Il Santuario di Tsurugaoka Hachimangu è il santuario shintoista più importante di Kamakura. L’ingresso principale del tempio si trova alla fine del viale Danzakura. Subito dopo l’ingresso, a destra e sinistra si trovano due laghetti che rappresentano i clan Minamoto e Taiwa. L’edificio principale si trova in cima a una scalinata in fondo al viale principale del santuario.

Lo Shokozan-Tokeiji Temple, anche detto “santuario del divorzio”, fu fondato nel 1285 e frequentato dalle donne che volevano ottenere il divorzio,  dopo aver trascorso qui almeno tre anni.

Il tempio di Hase-dera è famoso per il suo edificio principale di legno e il suo magnifico giardino in stile giapponese. L’elemento centrale del Tempio di Hasedera è lo Juichimen Kannon, una statua di legno del bodisatthva Kannon a 11 facce. Con i suoi 9.18 m, è la più grande statua di legno del Giappone.

tempio Kōtoku-in è particolarmente famoso per la grande statua di bronzo di Amida Buddha (Daibutsu). E’ una statua di 11.4 m di altezza, che raffigura il Buddha nella posizione del loto. Fu completata nel 1252 da Minamoto Yoritomo perché rivaleggiasse con il Buddha di Nara. Uno tsunami nel XV secolo distrusse il tempio che la ospitava, ma la statua resistette e da allora si trova all’aperto. La statua è composta di placche di bronzo montate su una struttura cava. 

Giorno 9: venerdì 5 aprile 2013

L’ultima giornata del nostro viaggio in Giappone l’abbiamo dedicata a Nikko.

A due ore di treno da Tokyo, è sia una meraviglia di bellezze naturali, sia il luogo di insuperabili capolavori architettonici. Fa parte del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1999. La maggior parte degli edifici dei santuari, così come molti loro elementi, sono stati classificati Tesori nazionali o Importante patrimonio culturale.

A 4 minuti di autobus dalla stazione di Nikko, il ponte di Shinkyo o “Ponte Sacro” si eleva con grazia sopra il fiume Daiya-gawa.

Interamente laccato di vermiglio, forma un arco grazioso la cui raffinatezza contrasta con la natura selvaggia della gola. La leggenda vuole che l’eremita che fondò Nikko abbia attraversato il fiume portato da due serpenti, simboleggiati oggi dal ponte. In epoca feudale solo l’imperatore aveva il diritto di attraversare il ponte. Al di là di esso si apre l’intero sito di Toshogu.

Abbiamo acquistato un biglietto cumulativo per l’intero sito: accesso al Santuario di Toshogu (tranne per il Gatto Dormiente e la tomba di Ieyasu), al Santuario di Futarasan-jinja, al Mausoleo di Taiyuin e al Tempio di Rinno-ji (tranne per il Tesoro e il giardino).

L’accesso al Santuario di Toshogu è segnato dalla Porta Yomeimon, porta monumentale e riccamente decorata, classificata Tesoro nazionale.

Costruito nel 1636 in memoria di Ieyasu, fondatore dello shogunato Tokugawa, il Santuario di Toshogu è l’attrazione principale di Nikko. A differenza di altri santuari scintoisti, caratterizzati da un tipo di architettura purificata e in perfetta fusione con il paesaggio circostante, questo santuario sprigiona un’esuberanza di colori, di applicazioni di lamine d’oro e di sculture di ogni genere. In particolare, esso custodisce la famosa scultura delle Tre scimmie della saggezza: “non odo ciò che non si deve udire, non dico ciò che non si deve dire, non vedo ciò che non si deve vedere”, così come quella del Gatto dormiente. La maggior parte degli edifici sono classificati Tesori nazionali oppure Importanti beni culturali.

Tra il Santuario di Toshogu e mausoleo di Taiyuin, si trova poi il Santuario di Futarasan-jinja. Risalente all’anno 767, è il più antico complesso religioso del luogo. Comprende 23 edifici classificati Importanti beni culturali.

Il mausoleo di Taiyuin o Taiyuinbyo è consacrato a Iemitsu, il terzo shogun di Tokugawa, che dimostrò sempre grande rispetto per Ieyasu. Si spiega così perché il mausoleo venne costruito nei pressi del Santuario di Toshogu, a rendere omaggio all’architettura di quest’ultimo.

Infine, fondato nell’anno 766 dall’eremita buddhista a cui si deve il sito di Nikko, il Tempio di Rinno-ji è un paradiso di pace nel cuore delle montagne.

È famoso per le sue tre statue di Buddha coperte di lamine d’oro e per il bellissimo giardino giapponese di meditazione.

Appena in tempo poco prima della chiusura, siamo riusciti a visitare la Villa imperiale Tamozawa, considerata uno dei parchi storici più importanti del Giappone.

La Villa Imperiale fu creata nel 1899, intorno a una parte dell’antica mansione di un importante ramo del clan Tokugawa, che dominò il Giappone tra il 1603 e il 1868.

Le dimensioni sono di circa 39.390 mq, ma all’epoca della sua costruzione superava i 100.000.

Fu gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e dopo il restauro, nel 2000, aprì le porte al pubblico.

Si possono visitare le 106 stanze, disposte su tre piani (noi non abbiamo potuto visitare l’ultimo perché accessibile solo per alcune settimane all’anno), con antiche porte di legno di cedro con pitture classiche giapponesi e incisioni.

Giorno 10: sabato 6 aprile 2013

Non tenendo conto della vastità dell’aeroporto, dei numerosi controlli e dimenticandoci di aver lasciato nel bagaglio a mano un taglia-carte a forma di katana… abbiamo rischiato di perdere l’aereo. E non sarebbe stato male, visto quanto siamo rimasti innamorati del Giappone. Alla fine siamo riusciti a raggiungere l’imbarco per tempo grazie alla gentilezza di alcuni viaggiatori giapponesi che ci hanno dato la precedenza in coda; dei giapponesi ci piace ricordare proprio la precisione, il rispetto, il senso civico, la cultura della collettività.


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