La proposta

Eravamo in vacanza in Sudafrica. La sera del 28 novembre 2013 mangiavamo in un ristorante di Cape Town e, a fine pasto, i camerieri ci deliziarono con canti e danze tribali. A un certo punto Leonardo e io fummo coinvolti in un rito propiziatorio al matrimonio; ma non sospettavo niente: pensavo l’avessero fatto perché ci vedevano giovani e innamorati.

Il giorno seguente, 29 novembre, c’era in programma la visita alla Table Mountain, una delle nuove sette meraviglie del mondo naturali, che era stata chiusa nei giorni precedenti per il brutto tempo. La cima della montagna è infatti spesso avvolta da una coltre di nubi che, coerentemente col nome (“montagna-tavolo”), viene chiamata “tovaglia”.

Noi fummo invece fortunati: splendeva il sole e la giornata era ottima per ammirare il panorama della città visto dall’alto. Eravamo in un gruppo di 25 turisti italiani; una volta saliti in cabinovia, Georgette, la nostra guida, ci annunciò che ci avrebbe lasciati liberi di girare per una mezz’oretta, ma prima voleva mostrarci un punto particolarmente interessante.

Si trattava di una terrazza che si affacciava su un panorama mozzafiato. Georgette mise in posa il gruppo per una foto ricordo, poi prelevò Leonardo e me. Pensai la cosa fosse dovuta al fatto che lui era capogruppo, ma non sembrava stupito.

Davanti agli altri, si inginocchiò e mi disse di chiudere gli occhi. Mi mise in mano una scatolina, io realizzai cosa stesse per succedere e cominciai a piangere. Mi sembrò di sentire un “mi vuoi sposare?”, ma continuavo solo a piangere. Fino a quando dal gruppo mi urlarono: “ma piangi per la disperazione o per la felicità?”, “da’ una risposta a questo povero ragazzo!”.

Respirai. Lui ripeté, a sua volta in lacrime: “mi vuoi sposare?”. Alla fine ululai tra le lacrime un “siiiiiiii” e sfilai la fedina di fidanzamento per lasciar posto, sull’anulare sinistro, al trilogy che Leonardo mi stava donando.

Georgette stappò una piccola bottiglia di champagne: una parte finì nei bicchieri, il resto spruzzato ovunque. I momenti successivi furono un susseguirsi di baci e felicitazioni. Solo dopo, grazie alle foto e ai video, ci rendemmo conto che era scoppiato un applauso e che non solo loro noi avevamo pianto, ma anche qualcuno nel gruppo.


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