Sudafrica, novembre – dicembre 2013

Giorno 1: martedì 26 novembre 2013

Il nostro viaggio in Sudafrica è iniziato con ritrovo alle h 19:00 all’aeroporto di Milano Malpensa – Terminal 1.

25 partecipanti. Partenza h 21:10 con Emirates.

Giorno 2: mercoledì 27 novembre 2013

Siamo arrivati a Dubai dopo circa 6 ore di volo, alle h 6:15 (il fuso orario è +3 h).

Due ore e mezza di scalo per ripartire alle h 8:40 verso Cape Town: quasi 10 ore di volo e atterraggio h 16:35 (fuso orario -2 h rispetto a Dubai, +1 h rispetto a Milano). 

Ad attenderci all’aeroporto c’era la guida, quella che avremmo scoperto essere la mitica Georgette, che ci ha condotto al nostro albergo, il Cape Town Hollow, dove abbiamo consumato la prima cena in terra africana.

Giorno 3: giovedì 28 novembre 2013

Il viaggio vero è iniziato la mattina di giovedì 28.

Siamo partiti per una meravigliosa giornata dedicata alla visita della Penisola del Capo.

Attraversando le aree residenziali di Cape Town quali Sea Point, Camps Bay e Llandudno, siamo giunti nella splendida Hout Bay, dove abbiamo effettuato un’escursione di 45 minuti in barca per ammirare una nutrita colonia di foche che ha monopolizzato una serie di scogli appena fuori dalla baia.

Hout Bay è un operoso porto da pesca: i primi pescatori furono probabilmente i popoli del tardo neolitico. Il primo nome che si conosce di questa baia è Chapmans Chaunce (1607). Essa fu ribattezzata in T’Houtbaaitjen, ovvero “piccola baia boscosa” dal primo colono olandese Jan van Riebeek; da qui l’attuale nome di “Baia del Legno”.

Da Hout Bay abbiam proseguito lungo la strada costiera panoramica Chapman’s Peak Drive e abbiamo effettuato una sosta per la visita all’interessante colonia di pinguini di Boulder’s Beach.

Nel 1982 ne arrivò su questa spiaggia un piccolo nucleo e, dopo le prime difficoltà d’impatto, si sviluppò una vera a propria colonia oggi protetta che conta circa 2200 esemplari. Questo è in parte dovuto alla riduzione della pesca oceanica a strascico a False Bay, che ha aumentato la presenza di sardine e acciughe, le quali fanno parte della dieta dei pinguini. L’area comprende una serie di piccole baie protette, parzialmente racchiuse da massi di granito che hanno 540 milioni di anni.

Abbiamo pranzato presso il ristorante Seaforth, a Simonstown

Il nostro itinerario è proseguito nel pomeriggio nella riserva naturale del Capo di Buona Speranza, in un alternarsi di grandiosi paesaggi sino alla sommità di Cape Point, per ammirare il luogo virtuale d’incontro tra le fredde e tumultuose acqua dell’Oceano Atlantico dalle più calde e miti acque dell’Oceano Indiano.

Abbiamo consumato la cena presso il ristorante Africa Café (a 5 minuti a piedi dall’hotel). 

Giorno 4: venerdì 29 novembre 2013

Per il venerdì 29 era prevista l’ascensione alla Table Mountain, simbolo della città che svetta oltre i 1000 m sul livello del mare. Non è scontato riuscire a salirvi, in quanto in presenza di nubi (il table cloth) la visita della montagna è vietata e la cabinovia cessa di funzionare. La moderna cabinovia è detta Cable Car, porta fino a 65 persone e ruota su sé stessa mentre si sposta, per consentire una vista ideale a tutti i passeggeri; arriva in cima in 7 minuti. Siamo stati fortunatissimi e le condizioni atmosferiche ci hanno permesso di godere di una vista stupefacente. 

La mattinata sulla Table Mountain è stata uno dei momenti più belli ed emozionanti della mia vita. E’ stato qui infatti che Leonardo mi ha chiesto di sposarlo!

Abbiamo speso la seconda parte della mattinata nella Regione dei Vigneti che, a parte i rinomati vini, offre paesaggi bellissimi. Anche da un punto di vista storico questa regione ha molto da dire: vi sono infatti tanti antichi edifici, perfettamente conservati, a ricordo della colonizzazione europea.

Abbiamo fatto sosta alla tenuta di Groot Constantia per una visita alle cantine di produzione e una degustazione di vini locali.

La tenuta fu fondata nel 1685 dal governatore Simon van der Stel, che non sopportava più di bere vini di scarsa qualità. In pochi anni, grazie alle conoscenze dei tanti immigrati, quelli di Città del Capo e dintorni divennero grandi vini e arrivarono nelle corti d’Europa.

Alla tenuta di Boschendal abbiamo fatto un pic-nic “chic” sul prato.

Nel pomeriggio, abbiamo visitato la cittadina storica di Stellenbosch.

Qui la storia è riflessa negli straordinari esempi di architettura “Olandese Antico del Capo”, georgiana e vittoriana moderna. Gli edifici storici, con le loro linee semplici, i dettagli raffinati e le proporzioni eleganti, rappresentano il glorioso e maestoso patrimonio di questa cittadina. Stellenbosch viene chiamata anche City of Oaks, a causa del grande numero di querce che furono piantate dai suoi fondatori per adornare le strade. La città ospita una delle principali università sudafricane (e la più antica), che forma gran parte dell’élite afrikaner.

Alle 20:00 abbiamo cenato presso il ristorante Five Flies, a 10 minuti a piedi dall’hotel.

Giorno 5: sabato 30 novembre 2013

Alle 9:00 ci siamo incontrati con Georgette per una visita della città di Cape Town nei suoi punti più salienti. La “Città Madre”, la più antica del Sudafrica, nacque nella seconda metà del XVII secolo come punto di rifornimento della Compagnia delle Indie Olandesi ed è oggi una delle capitali della Repubblica del Sudafrica insieme con Pretoria e BloemFontein. Il tour cittadino ha previsto la visita di:

  • Bo Kaap, che significa “Capo Superiore”

Bo Kaap è uno dei quartieri più fotografati di Città del Capo, per le sue caratteristiche case dai tetti bassi e dai colori vivaci che si affacciano su strette viuzze acciottolate; esse risalgono alla prima parte del diciannovesimo secolo.

Il quartiere ebbe origine da gruppi di schiavi malesi portati in Sud Africa dalla Compagnia delle Indie Olandesi pochi anni dopo la fondazione di Città del Capo. In seguito giunsero numerosi profughi dall’Indonesia che era in quel periodo sotto il dominio olandese.

Verso la metà del XVIII secolo questo quartiere funse da presidio militare, mentre tra il 1830 e il 1840 fu teatro delle prime rivendicazioni di emancipazione da parte degli schiavi liberati. 

  • Greenmarket Square, nel cuore del quartiere degli affari di Città del Capo

La piazza è stata un mercato di schiavi, un mercato di frutta e verdura e, durante gli anni ’50, un umile parcheggio.

Oggi è un posto dove cercare abbigliamento, articoli in vetro, tessuti dipinti a mano, calzature, musica, occhiali da sole e curiosità da tutta Città del Capo e l’Africa.

Ma a Greenmarket Square non solo si trova una vasta gamma di prodotti da comprare: vi è anche l’intrattenimento di suonatori ambulanti, mimi e giocolieri, soprattutto il sabato mattina.

Il successo del mercato ha fatto prosperare il business circostante, con un sacco di caffè e ristoranti nelle vicinanze.

  • Castello di Buona Speranza, il più antico insediamento europeo in Sudafrica

Costruito tra il 1666 e il 1679, in pietra, in sostituzione di un primo forte di legno costruito nel 1652 dal sopracitato Jan van Riebeeck, il castello presenta una pianta pentagonale stellare a cinque punte.

All’interno furono edificati una chiesa, una panetteria, alcuni laboratori, dei negozi, i quartieri per i soldati della guarnigione, la residenza del governatore e le prigioni.

Nel 1695 fu costruito, al centro della residenza del governatore, il Katbalkon, una sorta di balcone-podio da dove il governatore soleva fare annunci ai soldati o alla cittadinanza.

  • Giardini botanici di Kirstenbosch, per ammirare la maggior parte delle specie floreali che caratterizzano il continente africano

Le parti progettate di questi giardini si mescolano quasi impercettibilmente con la vegetazione di fynbos (piccoli arbusti) che ricoprono la montagna.

Ad eccezione delle file di mandorli, di alcune querce, dei fichi Moreton Bay e degli alberi di canfora piantati da Cecil Rhodes, i giardini ospitano quasi esclusivamente piante indigene.

Delle 20.000 specie vegetali sudafricane qui ne vengono coltivate circa 9.000.

Alle 13:30 abbiamo pranzato presso il ristorante Den Anker.

Nel pomeriggio, abbiamo fatto shopping presso il Victoria & Alfred Waterfront, ricco di centri commerciali e ristoranti.

Il Victoria & Alfred Waterfront è il cuore storico del porto di Città del Capo ed è uno dei posti più visitati dell’intero paese.

Il Principe Alfredo, secondo figlio della regina Vittoria, iniziò la costruzione del porto nel 1860. Il primo bacino venne intitolato a lui ed il secondo a sua madre, da qui il nome attuale.

Situato fra Robben Island e Table Mountain e con lo sfondo di mare e montagna, offre una varietà di opzioni di shopping e di svago frammiste a sedi di uffici, il Somerset Hospital e hotel.

Esso ospita il Nelson Mandela Gateway che offre gite in battello verso Robben Island, ma anche il Two Oceans Aquarium ed il museo Chavonnes Battery.

Abbiamo concluso il nostro soggiorno a Cape Town con una serata a intrattenimento musicale presso il ristorante Pigalle.

Giorno 6: domenica 1 dicembre 2013

Inizia la seconda parte del viaggio. Sveglia presto, colazione, check-out e trasferimento in aeroporto.

Alle 7:50 abbiamo preso il volo che ci ha portato alle 9:45 a Johannesburg, dove abbiamo incontrato Nadia, la nostra seconda guida decisamente meno frizzante della prima.

Ci siamo portati a circa 50 chilometri a nord-ovest di Johannesburg, nella provincia del Gauteng, per la visita all’area denominata Culla dell’Umanità.

La Culla dell’umanità è un’area classificata come patrimonio dell’umanità protetto dall’UNESCO a partire dal 1999.

E’ uno dei luoghi dove sono stati ritrovati più resti di ominidi al mondo; anche se essi erano probabilmente diffusi nell’intera Africa, qui le condizioni geologiche ne hanno permesso la fossilizzazione.

Il 7 dicembre 2005 il Presidente sudafricano Thabo Mbeki inaugurò il Centro Visitatori di Maropeng, costruito a forma di tumuli o tombe che simboleggiano i segreti dei nostri antenati sepolti in profondità.

La visita è proseguita con le Sterkfontein Caves, in un affascinante viaggio fino a 60 m sotto terra.

La Culla dell’Umanità contiene grotte di pietra calcarea e Sterkfontein è una di queste.

Qui, nel 1947, fu trovato il teschio più completo di Australopiteco africano.

Il paleontologo scozzese Robert Broom lo classificò come “Plesianthropus transvaalensis”, che significa “ominide del Transvaal”.

Il teschio, vecchio di più di 2.5 milioni di anni, fu presto denominato “Mrs Ples” e divenne subito famoso in tutto il mondo.

Dopo il pranzo delle 13:30 presso il ristorante The Cradle, ci siamo trasferiti nel bellissimo hotel Fire & Ice Melrose Arch in una zona “bene” di Johannerburg. Johannesburg non è esattamente una città da passeggiatine tranquille per le vie del centro, per questo è stato previsto un pomeriggio di relax e poi cena nell’adiacente ristorante Moyo Melrose Arch.

Giorni 7 e 8: lunedì 2 e martedì 3 dicembre 2013

La mattina del lunedì siamo partiti per Soweto, la più famosa e antica township del Paese.

Soweto è un’area urbana della città di Johannesburg che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della lotta all’apartheid.

Il nome “Soweto” è una contrazione di “South Western Townships”.

La storia di Soweto ha la propria origine nell’apertura delle miniere d’oro nei pressi di Johannesburg, nel 1886.

La richiesta di manodopera fece sì che moltissimi lavoratori neri confluissero nell’area. Fin dall’inizio, i neri furono sistemati in aree periferiche come Brickfields. 

Al termine della visita di Soweto, siamo partiti per il Mabula Game Lodge, situato in una delle più belle riserve private del Sudafrica.

Dopo il pranzo a buffet, ci siamo sistemati nelle camere; l’agenzia ci ha fatto una bellissima sorpresa e, avendo saputo che Leonardo (presidente del CRAL e organizzatore del viaggio) mi aveva fatto pochi giorni prima la proposta di matrimonio, ha voluto omaggiarci con un upgrade verso una fantastica suite.

Al Mabula Game Lodge abbiamo goduto di tre momenti di fotosafari, due al tramonto e uno all’alba, in veicoli 4×4 aperti con ranger esperti.

Siamo riusciti ad avvistare quattro dei Big Five della savana. L’espressione “Big Five” ebbe origine nella cultura del safari inteso come battuta di caccia e si riferiva ai cinque animali più pericolosi da cacciare e, di conseguenza, ai cinque trofei più ambiti dai cacciatori.

  1. Rinoceronte

In Sudafrica è presente il rinoceronte bianco, detto anche rinoceronte camuso, il più grande rappresentante della famiglia dei Rinocerontidi.

E’ il più grosso animale terrestre dopo le due specie di elefanti. 

La sua colorazione non è bianca ma grigiastra e dipende anche dal fango nel quale si rotola: la pelle è infatti dello stesso colore del rinoceronte nero.

La denominazione “bianco” deriva da un’errata traduzione dell’aggettivo Afrikaans wyd (“largo”) che era stato attribuito dai colonizzatori afrikaner al pachiderma e in particolare alle sue labbra.

2. Leopardo / Ghepardo

Non siamo riusciti a vedere il leopardo perché non faceva parte fauna della riserva; abbiamo invece avvistato il ghepardo.

Il leopardo è un grosso felino massiccio e indolente, che predilige rifugiarsi sugli alberi per consumare le proprie prede. Il suo mantello è caratterizzato da una colorazione di base variabile e da particolari macchie nere che in diverse zone del corpo formano delle rosette.

Il ghepardo invece è un felino agile e velocissimo, molto più piccolo del leopardo, con una maculatura uniforme a cerchi neri ma senza rosette. Presenta una banda nera che parte dal margine interno di ciascun occhio e costeggia i lati del muso fino a giungere alla bocca.

3. Leone

Il leone è uno dei più grandi predatori terrestri e il più grande in Africa. Tra i felini, è quello più alto al garrese e, in quanto al peso, è secondo solo alla tigre.

L’appartenenza regionale influisce pesantemente sulle dimensioni dei leoni: quelli sudafricani tendono a pesare in media il 5% in più rispetto a quelli dell’Africa orientale.

Sembra che il record di massa corporea per un leone in libertà appartenga a un esemplare di 313 kg abbattuto nel 1936 proprio in Sudafrica.

Il colore della pelliccia varia sui toni del giallo e del camoscio, sino al rossiccio e all’ocra, più chiaro nelle parti inferiori del corpo. 

4. Elefante

L’elefante africano è il più grande animale terrestre.

Ha orecchie enormi che, oltre ad assicurargli un udito molto fine, sono utili per la dispersione di calore.

La struttura fisica presenta alcune differenze con il parente asiatico: il dorso è curvo, il cranio appiattito frontalmente, la proboscide presenta due appendici digitiformi. Le zanne, che sono gli incisivi superiori allungati, sono molto grandi e nei maschi superano il metro e mezzo di lunghezza. Il suo nome scientifico Loxodonta significa in greco “dente obliquo” e si riferisce proprio a queste poderose appendici.

5. Bufalo

Il bufalo è un animale dotato di enormi corna ricurve che superano il metro di lunghezza, la cui ampiezza da punta a punta può raggiungere in alcuni casi addirittura i 130 cm.

Queste corna si congiungono sul capo del bufalo, formando uno scudo cefalico, la cui importanza risulta evidente durante gli scontri tra maschi nel periodo dell’accoppiamento.

Il bufalo è considerato uno degli animali più pericolosi d’Africa, per via del suo carattere aggressivo e la sua immensa forza. 

Il bufalo africano ama fare bagni nell’acqua e nel fango. Questi bagni gli sono molto utili per liberarsi dai parassiti e per la termoregolazione.

La sera di lunedì 2 abbiamo gustato una cena “Boma” (buffet sudafricano sotto le stelle) presso il Lodge, allietati dalle danze tribali di ballerini locali che un gruppo di (credo) facoltosi turisti arabi aveva ingaggiato.

La sera di martedì 3 ci è stata invece servita una cena di arrivederci nella savana, dove le condizioni di oscurità ci hanno permesso di osservare le stelle dell’emisfero australe.

Il soggiorno al Mabula Game Lodge, anche nei momenti non impegnati dal safari, è stato piacevolissimo grazie alla presenza della piscina che ci ha permesso di prendere un po’ di sole a dicembre.

Giorno 9: mercoledì 4 dicembre 2013

In questo ultimo giorno di visita, abbiamo lasciato il lodge alle 8:00 alla volta della miniera Cullinan, dove nel 1905 fu trovato il più grande diamante grezzo della storia. La miniera è famosa nel mondo anche per l’estrazione dei rarissimi diamanti blu.

La Premier Mine fu aperta nel 1902 e rinominata Cullinan Diamond Mine nel novembre 2003, per la celebrazione del suo centenario.

La scoperta avvenne nel 1890 da parte di un prospettore minerario olandese chiamato Fabricius, che lavorava per un piccolo investitore di nome Henry Ward. Questi, per problemi finanziari, in seguito vendette la miniera, che dopo alcune transazioni fu comprata dalla compagnia De Beers.
Nel 2007 la proprietà passò da De Beers a un consorzio guidato dalla compagnia Petra Diamonds, che completò l’acquisizione nel 2008.

Dopo aver pranzato presso il Cullinan Diamond Lodge, ci siamo portati all’aeroporto internazionale di Johannesburg. Abbiamo consegnato la mancia raccolta (in Sudafrica è prassi) alla guida e all’autista. Siamo partiti alle 19:15 per Dubai.

Giorno 10: giovedì 5 dicembre 2013

Arrivo a Dubai h 5:15, dopo 8 ore di volo.

Quattro ore di fermo, poi partenza alle h 9:05 per Milano.

Altre 6 ore di volo e arrivo alle h 13:10 a Milano Malpensa.

Il viaggio in Sudafrica è stato uno dei più belli fatti finora. Ci ha fatto scoprire il volto di un’Africa diversa rispetto all’immaginario comune, molto più civile della nostra Italia, per quanto vissuta nella veste più turistica e ricca. Ci ha anche fatto conoscere una persona speciale come Georgette, che ancora oggi sentiamo e consigliamo come guida, e che abbiamo avuto il piacere di rivedere in Italia (è sposata con un italiano) prima del nostro matrimonio. Il calore e i colori del Sudafrica hanno reso alquanto deludente il viaggio che ci apprestavamo a fare il giorno successivo.


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