Pole Dance

Ho sempre amato ballare. Da bambina sognavo di fare la ballerina, ma i miei genitori non mi hanno mai iscritta a scuola di danza per cultura, comodità, soldi. Così, una volta diventata indipendente, mi sono concessa i corsi che prima non potevo e ho scelto, all’età di 24 anni, una danza “per grandi”.

Mi mancano la flessibilità, la tecnica, la pulizia proprie di chi ha praticato ginnastica, danza o sport circensi in tenera età. Ma sono fisicamente forte e procedo con metodo e costanza, pur nel limitato tempo a disposizione; per questo continuo ormai da molti anni a praticare questa disciplina con soddisfazione.

La pole dance è uno sport relativamente nuovo e non manca chi s’improvvisa insegnante. Dopo una serie di esperienze più o meno positive, nel 2018 ho incontrato maestra Elisa, super preparata, precisa, organizzata, attenta alle caratteristiche di ogni allieva.

In questi anni ho partecipato anche a delle competizioni. Delle prime due non vado molto fiera: a posteriori mi rendo conto di essere stata “buttata” sul palco senza una preparazione adeguata. L’ultima è andata meglio: c’era del buon materiale, ma l’emozione ha fatto scattare degli automatismi erroneamente appresi in passato, impedendomi di performare al massimo delle potenzialità. So comunque di non avere il giusto background e di non poter dedicare molte ore all’allenamento, per cui ho deciso di evitare l’ansia legata all’agonismo, godendomi solo l’aspetto gioioso di questo hobby. Perciò ho tenuto solo uno dei due pali che avevo in casa.

A casa, anche coi figli e anche nei periodi di chiusura delle palestre, cerco di creare una routine giornaliera che – per quanto breve, per quanto interrotta dalle attenzioni che richiedono dei bambini piccoli – sia costante. Attraverso ginnastica e stretching quotidiani, oltre a fare lavoro propedeutico alla pole dance, sono riuscita a imparare a fare la spaccata a 30 anni e continuo a tenermi in forma.

Molte persone sono indirizzate a un certo sport da bambine e vi si dedicano con costanza da giovanissime, per poi abbandonare e lasciarsi andare una volta iniziata l’università, il lavoro o aver messo su famiglia; il senso di privazione che ho provato per anni fa sì che io adesso invece non voglia smettere, e forse è l’unica cosa buona dell’aver iniziato tardi. Mi sono allenata fino al giorno prima di partorire e ho ripreso il giorno dopo la fine del puerperio. Penso che lo sport, come la lettura, debbano far parte della nostra “dieta” per stare bene, al di là della frenesia che ci porta sempre a dire che manca il tempo. Del resto, mens sana…


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