Cosa mettere in valigia per il parto in ospedale, e cosa acquistare (poco!) per il dopo

Fatta eccezione per pochi elementi che potevano essermi utili nel corso della gravidanza, ho iniziato a pensare a cosa acquistare per la nascita di Edoardo intorno al settimo mese.

Per preparare la valigia per l’ospedale, mi sono basata sulla guida “Cosa portare per il parto” fornita dall’Ospedale Maggiore di Novara.

Per le necessità successive, ho seguito una delle guide che i negozi per l’infanzia mettono a disposizione e ho aperto la lista nascita. Quando ho scritto per la prima volta questo articolo pensavo di essere stata saggia a ridimensionare tale lista, grazie alle informazioni apprese dall’ostetrica al corso di accompagnamento alla nascita.

A distanza di mesi, ho deciso di aggiornarlo perché mi sono fatta un’idea ancora più chiara: gli oggetti necessari sono veramente pochi e, per quanto la pubblicità voglia farci credere che un figlio abbia bisogno di tanti accessori, l’investimento andrebbe fatto in termini di tempo, letture, approfondimenti, dialogo, confronto… più che in termini monetari.

Quando si scopre di aspettare un bimbo in genere ci si chiede “cosa dovremmo acquistare?”. Ma la vera domanda, la domanda cruciale che dovremmo in realtà porci è: ” cosa dovremmo diventare?”. […] E’ un investimento enorme quello richiesto ai futuri genitori, ma non in termini economici, di acquisti, bensì in termini di mente e di cuore, di energie, preoccupazioni, sorrisi e paure, gratitudine e stupore.

(G. Cozza, “Bebè in arrivo. Quali acquisti per la futura mamma?”, UPPA 3/2017)

Sembra essere una frase fatta, ma – senza voler filosofeggiare sulla crescita personale come genitori, che ognuno persegue a suo modo – ho voluto riflettere sulla oggettiva necessità di determinati accessori che ci vengono proposti come indispensabili. Perché è vero che lo shopping ha anche una componente “sfiziosa” che appaga al di là del bisogno reale, ma il consumismo dilaga (quello dell’infanzia è un settore che difficilmente risente della crisi, perché fa leva sulla componente emotiva delle neomamme che non vogliono rinunciare al “meglio” per i propri figli) e molti dei prodotti proposti non sono solo inutili ma addirittura dannosi.

La lista nascita ci spinge ad affidarci a un “esperto”, che però non è un esperto di bambini, ma di vendita. Ci propone una varietà di prodotti pensati per soddisfare esigenze che di base non abbiamo (ad esempio il biberon, “perché magari il latte non arriva…”); pensati “apposta per la maternità” quando la versione comune è più che sufficiente (ad esempio i reggiseni con la coppa staccabile); pensati nonostante le diverse indicazioni degli operatori sanitari (ad esempio le creme idratanti per neonati).

La lista nascita non fa altro che farci accumulare molti più oggetti di quelli che realmente servono. Si potrebbe contestare il fatto che per lo meno i soldi spesi sono indirizzati dalle indicazioni dei genitori, evitando doppioni e oggetti non graditi e risparmiando la fatica della scelta ad amici e parenti. Ma chi ci è veramente vicino saprà sicuramente (o è abbastanza in confidenza da chiedercelo) cosa ci serve e saprà sorprenderci con doni “pensati” (come la copertina della nonna Carla con ricamato il nome di Edoardo); e chi invece ci frequenta occasionalmente potrà puntare ai classici completini che, se adeguatamente “spalmati” nelle taglie, non possono che risultare utili. Non ha nemmeno senso acquistare di tutto un po’ nell’eventualità che si possa manifestare il bisogno perché, nell’epoca di Amazon e dei negozio aperti anche la domenica, possiamo veramente pensare di procurarci quello che ci serve all’occorrenza.

Ai bisogni primari del bambino – ovvero essere nutrito, cullato, amato – ha già pensato madre natura, dotando il nostro corpo di tutti gli “accessori” necessari. Per tutto il resto… si può scegliere con saggezza. Di seguito la lista degli oggetti che ho trovato più o meno utili.

Per la mamma – prima

 Crema/olio anti smagliature 

Io ho usato Rilastil, mettendola su seno, addome e cosce appena saputo di essere incinta; anzi, era Leonardo a mettermela tutte le sere, perché abbiamo iniziato fin da subito a condividere ogni novità della gravidanza. Non so se sia stato merito della Rilastil o della costituzione della mia pelle, fatto sta che sul mio corpo non c’è traccia di smagliature. Anche se probabilmente, in futuro, sceglierò qualcosa di più naturale (ed economico) come olio di mandorle dolci.

 Crema/olio per il massaggio del perineo

Io ho acquistato il Weleda per massaggiare quotidianamente, nelle ultime settimane prima del parto, il perineo. Molti siti propongono degli esercizi ad hoc, ma l’ostetrica ci ha spiegato che potrebbero essere controproducenti se non si è seguiti da un esperto. Il massaggio invece può essere praticato facilmente e anche in questo caso è stato Leonardo a occuparsene; non so dire quanto abbia influito, ma ho avuto una lacerazione di I livello che si è ricostituita bene e in fretta.

 Pantaloni per la gravidanza

Con tre paia di pantaloni premaman sono riuscita a farmi tutta la gravidanza vestendomi senza rinunciare al mio stile (tant’è che una collega a un certo punto mi chiese “ma quand’è che inizi a vestirti premaman?”). Avendo fortunatamente messo su solo pancia, ho mantenuto la solita taglia e devo dire che, a differenza di quanto si possa pensare, i pantaloni premaman vestono davvero bene: sono a vita bassa e hanno una comoda fascia che copre e sorregge la pancia. Per il resto, non ho dovuto acquistare niente, perché – a parte due maglie che mi sono state regalate – ho utilizzato i miei soliti abiti (leggings, maglioni, vestitini,…) senza preoccuparmi che mettessero in evidenza il pancione, purché ovviamente non lo schiacciassero.

 Reggiseno per la gravidanza

Non è strettamente necessario, ma ho voluto prenderne uno, un po’ per sfizio (faceva parte del coordinato acquistato per la degenza in ospedale) e un po’ perché effettivamente il seno cambia durante la gravidanza, nelle dimensioni (ho guadagnato una taglia) e nella forma (i reggiseni per la gravidanza sostengono di più lateralmente).

 Guaina/fascia

Non ho mai valutato di indossare un sostegno per la pancia perché non ho sofferto di mal di schiena. Ho sentito molte persone dire “se avessi indossato la panciera (o simili) e avessi messo la crema non mi sarei rovinata la pancia” ma, per le informazioni raccolte, questi supporti andrebbero acquistati e indossati non di default, ma solo in caso di necessità, con consultazione medica e per periodi di tempo limitati. Non ho avuto bisogno di guaina, fascia o panciera nemmeno per il post parto perché viene ormai utilizzata soltanto in caso di cesareo.

Per la mamma – in ospedale: abbigliamento

 Camicie da notte/pigiami

In valigia ho messo tre cambi, tra pigiami e camicie da notte, per la degenza in ospedale; ovviamente non devono essere acquistati apposta, l’importante è che siano aperti davanti per favorire l’allattamento.

 Calzini

Ho messo in valigia qualche paio di calzini bianchi in puro cotone, come suggerito dall’ospedale, ma durante la degenza ho dimenticato di averli e mi sono arrangiata a stare scalza nel letto o con un paio di calzettoni di Leonardo… l’unico svantaggio di aver preparato la valigia con due mesi d’anticipo!!

 Ciabatte

Ho portato le mie pantofole da casa ma se tornassi indietro ne prenderei un paio più leggero… in ospedale fa un caldo!

Slip usa e getta

Io ho acquistato quelli a rete, un’intera confezione, ma non li ho usati perché, nel mio caso, forniti dall’ospedale.

 Camicia da parto 

Io ho voluto acquistarla, ma non è strettamente necessaria: è sufficiente anche una maxi T-shirt. L’unica indicazione è che sia comoda, leggera e possibilmente bianca, dal momento che solo il candeggio potrà rimuoverne le macchie.

 Vestaglia

L’ho comprata perché mi piaceva, ma è un altro di quegli indumenti “eventuali”. Io ho partorito privatamente e avevo dunque la camera singola, ma potrebbe essere utile in presenza di ospiti, soprattutto estranei, o per gli spostamenti fuori dalla stanza (anche se c’è chi preferisce indossare una semplice felpa, più facilmente riutilizzabile).

Per la mamma – in ospedale: igiene e cura

 Asciugamani

Credo sia cosa molto saggia metterne in valigia, anche se – avendo io una camera privata – ho potuto godere del “maggior confort alberghiero”… insomma di miei non ne ho sporcati. L’accappatoio è stato un peso inutile perché non avevo la doccia in bagno e per tre giorni mi sono lavata a pezzi.

 Assorbenti post parto

Quando, acquistandoli, ne ho scoperto la dimensione, ho capito che il parto poteva avere delle implicazioni piuttosto serie sul corpo… In ospedale ho utilizzato quelli forniti dalla struttura, il pacco che ho comprato mi è servito a casa. La quantità era giusta: una volta finiti, dopo qualche giorno, il flusso si era ridotto al punto da essere gestibile con i normali assorbenti per le mestruazioni.

 Detergenti

I prodotti per l’igiene e la pulizia personale devono essere possibilmente privi di profumazione, per non coprire il naturale odore della mamma, che il bambino riconosce. Dopo il parto, per l’igiene intima, ci è stato indicato di utilizzare un detergente a pH 3.5.

 Beauty-case

…con spazzolino, dentifricio, deodorante, trucchi, spazzola, elastici e tutto quanto solitamente infiliamo dentro quando dobbiamo passare delle notti fuori casa.

 Salviette rinfrescanti

Una bella invenzione, per carità, ma in ospedale non ho mai avuto bisogno di aprire la confezione.

 Coppette assorbi latte

Le ho comprate perché mi sembrava sensato, ma non le ho usate neanche una volta. Se il pigiama si macchiava, pazienza: in ospedale e in casa, per esser comoda e avere sempre il seno a disposizione, non ho mai usato reggiseni, dentro i quali avrei dovuto inserire le coppette. Anche in giro, piuttosto il reggiseno assorbiva qualche goccia di latte: non mi sono mai trovata nell’imbarazzo di avere la maglia bagnata in corrispondenza dei capezzoli (tranne una volta, al matrimonio di mia cugina, perché avevo un abito leggero e senza reggiseno…).

Per la mamma – a casa

 Cuscino allattamento

Si può fare tranquillamente a meno, io però metto faccina verde perché sono molto soddisfatta del prodotto che ho comprato, o meglio che mi sono fatta regalare dagli amici per il compleanno. L’ho utilizzato per dormire nell’ultimo mese e mezzo di gravidanza (nella configurazione “a salsicciotto”) e l’ho trovato molto comodo. L’ho usato come sostegno per l’allattamento, soprattutto nelle prime settimane. E’ stato molto utile come prima sdraietta: una volta chiuso e rivestito, infatti, lo mettevo sul tavolo mentre noi mangiavamo e faceva da piccolo sofà per un Edoardo piccolissimo. Ancora adesso lo tengo a portata di mano a letto come sostegno durante l’allattamento notturno.

 Salviette detergenti per il seno

Non sono necessarie, perché per l’igiene del seno è sufficiente la doccia giornaliera e nessun altro prodotto, se non qualche goccia dello stesso latte che produce e che può idratare. Le ho usate solo qualche volta al mare, per allattare dopo aver fatto il bagno nell’acqua salata.

 T-shirt e reggiseni allattamento

Come dice l’ostetrica che ci ha seguite al corso, noi mamme siamo un target allettante e alto-spendente perché, appena sentiamo le parole “comfort” o “fatto apposta per”, non capiamo più niente. Per fortuna in questo caso ho capito per tempo che non esiste il “fatto apposta” per un’azione così naturale: si può allattare vestiti in qualsiasi modo, sarà nostro buon senso evitare magari il body a collo alto che ci obbligherebbe a fare mille acrobazie per mettere il capezzolo a disposizione del nostro piccolo.

 Crema antiragadi

Non l’ho acquistata (o meglio: l’ho restituita dopo aver frequentato il corso) perché non è scientificamente provato che prevenga le ragadi. E credo non abbia senso comprarla in anticipo nemmeno per curare le ragadi che eventualmente verranno (io ad esempio non ne ho avute affatto).

 Pompa tiralatte

E’ uno di quegli oggetti che secondo me andrebbero acquistati (o noleggiati) solo in caso di vera necessità. Una mia collega mi ha regalato la sua, ma non mi è mai servita, perché gli ingorghi li può risolvere più facilmente il bambino stesso (allattandolo nella posizione adatta) e io non mi sono mai allontanata da lui per tempi tanto lunghi da richiedere di delegare la nutrizione ad altri.

Per il piccolo – in ospedale

 Sacchetto per l’uscita dalla sala parto con:

  • Camicina a pelle
  • body di cotone
  • calzine
  • tutina
  • cuffietta
  • copertina

Le prime due ore di vita Edoardo le ha trascorse su di me, pelle a pelle, avvolto da una copertina dell’ospedale. A differenza di quanto indicato nella mini-guida, dunque, è solo in fase di vestizione e spostamento in camera, e non nel post partum, che sono servite la cuffietta (perché i bambini disperdono molto calore dalla testa) e la copertina di ciniglia, che avevamo preso “a buon mercato” perché ci avevano detto che si sarebbe sporcata in sala parto e che invece è stata la preferita nei mesi a venire. La camicina a pelle non è necessaria e infatti io avevo deciso di non prenderla, ma mia madre teneva a regalargli la “camicina della fortuna”, così come il primo prezioso vestitino, e ne ha comprata una in seta che ha consegnato a Leonardo direttamente alla nascita, visto che Edoardo è nato con quindici giorni di anticipo e lei non l’aveva ancora pronta.

 Almeno tre cambi completi, riposti in sacchettini personalizzati, composti da:

  • body di cotone (io ne ho comprati 5 taglia 0-1, ovvero 50 cm, e 5 taglia 1-3, ovvero 56 cm, con collo all’americana)
  • calzine (io ho optato per intimo total white)
  • tutina (nel mio caso tutte intere, a parte uno spezzato, e in ciniglia a maniche lunghe, essendo Edoardo nato a marzo)
  • bavagliolo (li ho usati molto poco, Edoardo non ha mai avuto grossi problemi di rigurgito)

Avevo il dubbio se acquistare i guantini, ma mi è stato sconsigliato dall’ostetrica perché inibiscono il riflesso di prensione: per evitare che il bambino si graffi, è meglio limare le unghiette (Edoardo le aveva belle lunghe!).

 Capo spalla per l’uscita dall’ospedale

Io ho preso un giubbino taglia 1-3, che ho utilizzato nel corso di tutta la primavera per le uscite nei giorni più freddi.

 Asciugamani

L’indicazione dell’ospedale è di portarne uno grande e uno piccolo. Fondamentalmente vengono utilizzati per asciugare il bambino dopo la doccetta mattutina a opera delle infermiere del nido, visto che il bagnetto non viene fatto fino a che non è caduto il moncone e visto che per il cambio pannolino vengono usate le salviette umidificate. Io ne ho comprato un paio apposta per Edoardo, ma devo dire che a casa, a parte i suoi personali piccoli accappatoi, non abbiamo asciugamani esclusivamente suoi o esclusivamente nostri (salvo che, una volta usati, rimangono destinati allo stesso uso fino al lavaggio successivo).

 Pannolini

In ospedale di fatto non sono serviti perché forniti dalla struttura, ma – come indicato dalla guida – ho tenuto in valigia una confezione di scorta che poi ho utilizzato a casa. Avendo appurato che Edoardo non aveva particolari problemi di pelle, abbiamo potuto usare diverse marche senza problemi, fino ad approdare allo spaccio Pillo,  presso Il Centro di Arese, che è risultato essere il più conveniente. Ma, dopo aver letto che solo l’Europa Occidentale consuma qualcosa come 24 miliardi di pannolini all’anno e che questi ci mettono circa 450 anni per essere smaltiti, ho pensato di passare ai pannolini lavabili; sono meno impegnativi di quel che si potrebbe pensare, più delicati della plastica sulla pelle e soprattutto rispettano l’ambiente.

 Salviettine umidificate per il cambio

Anche in questo caso, le ho tenute di scorta in ospedale ma le ho usate solo a casa; o meglio, fuori casa, visto che le ostetriche si raccomandano di lavare il culetto del bambino con acqua e sapone di buona qualità quando se ne ha la possibilità, sia per una questione di igiene sia per una questione ecologica. Non ci siamo affezionati a una marca in particolare, stiamo solo attenti ad acquistare salviettine prive di profumo e biodegradabili.

Golfini, felpe, cappellini,…

…e tutto quanto non sia necessario nei primissimi giorni. Io ho comprato il minimo indispensabile per l’ospedale, perché di vestitini ne arrivano sempre in regalo, perché le misure alla nascita sono incerte e cambiano in fretta e perché, soprattutto in un mese come marzo, anche la temperatura è imprevedibile e ci si accorge mano a mano di quello che serve. Inoltre, a parte qualcosa di sfizioso donato da mia madre, non ho mai voluto spendere molto in queste cose. Infine, pensando a un eventuale riutilizzo e non amando il tutto azzurro o tutto rosa, ho scelto colori il più possibile neutri.

N.B. E’ bene che i vestiti nuovi del piccolo siano lavati prima di essere riposti nei sacchetti, per evitare il contatto con la polvere che potrebbero aver preso mentre erano in esposizione o altri residui di materiali di produzione, ma non è necessario disinfettarli. Il Napisan o eventuali altri prodotti, infatti, aumentano solo il rischio di dermatite nei bambini. Leonardo ha voluto lavarli a mano con il sapone fatto in casa dalla nonna, ma – da indicazioni dell’ostetrica – si possono lavare tranquillamente in lavatrice senza ammorbidente e con un eventuale super risciacquo.

Per il piccolo – a casa: la nanna e il relax

Culla/lettino

Leonardo ha voluto costruire personalmente una bellissima culla in legno, con una sponda che si abbassa e permette l’aggancio al lettone, bianca e decorata insieme apposta per Edoardo. Finché c’è stato, è stata comoda soprattutto per i pisolini diurni, perché avendo le ruote poteva essere trasportata nella zona giorno della casa. Ma di notte Edoardo dorme con noi nel lettone, per favorire l’allattamento e il riposo di tutti. Non l’avrei detto a priori, ma l’esperienza e le letture mi hanno convinta del fatto che il co-sleeping nella primissima infanzia non sia una cattiva abitudine, ma una precisa scelta di accudimeno prossimale che porta benefici sia al bambino sia ai genitori.

Quando si pensa alla nanna del bebè, prima che il piccolo nasca, in genere la nostra attenzione si concentra sugli accessori, e quindi sui contenitori destinati ad accogliere il suo sonno. Ma al di là degli accessori sarebbe di grande aiuto informarsi sulle dinamiche che regolano il sonno del bambino nella primissima infanzia. Nella nostra società, infatti, è diffuso il mito “del bambino bravo che dorme tutta la notte”, ma si tratta appunto di un mito, o meglio un falso mito, perché i bambini piccoli nella maggior parte dei casi non dormono mai molte ore consecutive e i risvegli notturni sono fisiologici, quindi normali, e legati allo sviluppo stesso del bambino. Se i genitori arrivano all’appuntamento con la nanna già “preparati”, si evitano tanti dubbi e preoccupazioni («Perché il mio bambino non dorme? Cosa sto
sbagliando?») e ci si può organizzare per accogliere al meglio il bisogno di vicinanza e rassicurazione che è comune a ogni bambino e che di notte può risultare ancora più intenso.

G. Cozza, “Buonanotte e sogni d’oro (senza spendere una fortuna)”, UPPA 4/2018

Materasso antisoffoco

Abbiamo scelto un materasso Willy di dimensioni [90 x 45 x 5] cm, sulla base delle quali Leonardo ha costruito la culla ma, come detto sopra, è stato utilizzato molto poco.

Proteggi materasso

Ne abbiamo presi due, uno per la carrozzina e una per la culla, e li abbiamo sempre usati anche se Edoardo non ha mai bagnato il letto al punto da rischiare di rovinare il materasso.

Corredino culla/carrozzina/lettino

Ho messo in lista nascita i seguenti pezzi:

  • una coperta di lana
  • un piumino con relativo sacco copri-piumino
  • una parure lenzuolino sotto + lenzuolino sopra + federa (quest’ultima inutilizzata)
  • una parure coperta + lenzuolino sopra + federa (quest’ultima inutilizzata)
  • due lenzuolini sotto con angoli e un lenzuolino sopra

…e si è rivelato essere decisamente troppo.

  1. perché sono arrivate in regalo lenzuola e coperte, sia nuove sia dei cugini più grandi
  2. perché siamo rimasti affezionati alla copertina della nascita e alla copertina di quando era piccolo il papà
  3. perché Edoardo ha dormito soprattutto nel lettone (e io che alle prime avvisaglie ho mandato la suocera a prendere una parure della lista perché temevo che il bambino nascesse senza un letto fatto!)
  4. perché, al contrario di quanto pensassi, non è servito allestire o comunque cambiare spesso l’intera parure di lenzuola della carrozzina, visto che non l’abbiamo mai usata per la nanna ma solo per il trasporto (N.B. il lenzuolino sotto della carrozzina richiede di essere tagliato per far passare le cinture per i viaggi in macchina, quindi – a differenza del lenzuolino sopra – non è riutilizzabile per la culla)

Sdraietta

Abbiamo scelto un modello Foppapedretti (l’unico che abbiamo trovato un poco sobrio) che può fare sia da altalena che da sdraietta appunto. In questa seconda configurazione, l’abbiamo uata spesso per far stare Edoardo a tavola con noi, appoggiando la sdraietta direttamente sul piano; a differenza del cuscino allattamento che faceva da mini-sofà quando Edoardo era piccolissimo, infatti, la sdraietta permette di stare in una posizione non proprio orizzontale, interagendo di più. La configurazione altalena, invece, l’abbiamo usata molto poco. Innanzi tutto non è molto agevole sganciare e agganciare la sdraietta alla struttura fissa, che teniamo in sala. Inoltre, Edoardo non ha mai apprezzato particolarmente le varie funzionalità di movimento basculante, suono, barra portagiochi rotante, luci con diversi colori, ecc… e anche a me effettivamente danno l’idea di rincretinimento più che di stimolazione. Quindi viva la semplicità, per il dondolamento ci sono le braccia di mamma e papà.

 Ciuccio

Sull’utilizzo del ciuccio si legge e si sente di tutto: calma il bambino ma rovina il palato, riduce il rischio SIDS ma aumenta quello di otite, è un vizio difficile da togliere ma sempre meglio del pollice… Alla fine ogni mamma arriva a farsi una propria personale opinione, anche sulla base delle caratteristiche del bambino. Le indicazioni dell’ostetrica sono di evitarlo per i primi 20 giorni, altrimenti il tipo di suzione diversa potrebbe compromettere l’allattamento al seno. Dopodiché le linee guida lo sconsigliano, ma il buon senso dice di utilizzarlo con moderazione se ci si accorge che questo tipo di suzione non alimentare ha un effetto calmante sul bambino. Avevo letto un articolo secondo cui l’utilizzo del ciuccio riduce il rischio SIDS, ovvero di “morte in culla”, perché rende il bambino più vigile rispetto a momenti di apnea; al corso di accompagnamento alla nascita, poi, l’ostetrica mi ha informata che era in corso un’indagine perché chi pubblicava aveva interessi nella vendita. Sicché mi sono decisa ad aspettare, tenendo comunque un ciuccio di scorta che ci era stato regalato dal negozio dove avevamo aperto la lista nascita. Quando, in qualche momento di pianto non dovuto alla fame né al pannolino sporco, abbiamo provato a proporglielo, Edoardo ha sempre rigettato il ciuccio. L’unica occasione in cui l’abbiamo usato qualche volta è stata la macchina, quando non potevo immediatamente dargli il seno. Ma sono felice di non aver avuto bisogno di accompagnare Edoardo allo svezzamento da ciuccio.

 Sterilizzatore

Inizialmente ne avevamo messo in lista nascita uno che andava in microonde, con inclusi due biberon e due ciucci. Dopo il corso di accompagnamento alla nascita l’ho tolto, perché l’acquisto a priori del biberon non ha senso (in effetti Edoardo non ne ha mai usato uno) e, per un eventuale ciuccio, avremmo potuto adottare metodi di sterilizzazione tradizionali (ad esempio far bollire dell’acqua in una pentola). Alla fine ne abbiamo ricevuto uno elettrico, che sterilizza col vapore, da parte di una collega di Leonardo che non ne aveva più bisogno e lo abbiamo utilizzato qualche volta per disinfettare i ciucci tra un viaggio in macchina e l’altro. Ci è servito pochissimo quindi abbiamo fatto bene a non acquistarlo.

 Biberon (e relativi scovolino e detergente per la pulizia) 

Non ha alcun senso acquistare dei biberon perché “non è sicuro che arriverà il latte”: la motivazione ad allattare non deve essere incrinata e, se ci fosse qualche intoppo, si deciderà di conseguenza. In negozio mi hanno detto che poteva servire per dare l’acqua o la camomilla, ma al corso di accompagnamento alla nascita ho appreso che l’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo per i primi sei mesi, poi si introdurranno altri cibi e bevande (e il biberon non è comunque lo strumento più giusto per dargliele).

 Cuscino antisoffoco

Per quanto ne facciano di molto sottili, l’indicazione che ci è stata data è di far dormire i neonati in posizione orizzontale senza alcun rialzo (rientra nelle azioni di prevenzione alla SIDS), per cui Edoardo non ha mai usato cuscini nei primi mesi, salvo poi scegliere di posizionarsi sui nostri.

 Baby monitor

L’ostetrica ci ha sconsigliato di acquistarlo e io non ho mai sentito il bisogno di averlo. Se lo si sceglie per monitorare il respiro del bambino (funzione di Angel Care), oltre che per ascoltarlo e vederlo costantemente, bisogna considerare che potrebbe essere inefficace (quando suona è tardi…) e comportare due rischi: il primo è quello di prendersi dei grossi spaventi che possono portare alla sindrome da scuotimento; il secondo è quello di sentirsi sicuri rispetto alle altre azioni che sono invece fortemente consigliate per prevenire la SIDS.

Per il piccolo – a casa: igiene e cura

 Termometro

Noi ne abbiamo inserito in lista nascita uno della Chicco con rilevazione rettale o orale, anche se la letteratura più recente rivaluta la rilevazione esterna (ascellare); ad ogni modo non abbiamo avuto problemi con questo prodotto.

 Soluzione fisiologica

Credo sia utile tenerne una confezione in casa, anche se andrebbe utilizzata per la pulizia di naso e occhi non quotidianamente ma solo quando serve, ad esempio se ci sono secrezioni o il bambino non respira bene.

 Garze sterili e bende ombelicali

Ci sono diversi metodi per trattare il moncone ombelicale, dall’antibiotico al semplice lasciarlo all’aria. All’ospedale di Novara ci hanno insegnato come proteggerlo con le garze senza usare alcun prodotto e ci hanno dato indicazione di cambiarle tre volte al giorno (a meno di trovarlo sporco o bagnato) fino alla sua caduta. La sostituzione tipicamente avviene in occasione di un cambio pannolino, per cui, dopo aver lavato culetto del bambino e mani nostre (non servono pinzette), si mette sotto un pannolino pulito, si avvolge il moncone con una garza e poi si copre con la retina. E’ importante verificare che non ci siano zone di arrossamento o secrezioni. Il tempo di caduta è molto variabile: nel nostro caso, è successo proprio in ospedale durante la prima visita post dimissioni, quando Edoardo aveva 5 giorni. Può capitare che ci sia una crosticina o che esca una gocciolina di sangue. Dopo la caduta, ci hanno fatto medicare l’ombelico con acqua ossigenata fino a quando “friggeva”, dopodiché abbiamo potuto iniziare a fare il bagnetto.

 Fasciatoio

Nonostante si trovino in commercio degli adorabili fasciatoi con strutture in legno abbinate alla culla e al comò, con vaschetta e cassetti annessi, noi abbiamo optato per una soluzione fai-da-te, ideata e costruita da Leonardo, molto pratica. Abbiamo acquistato online il solo materassino e lo abbiamo poggiato su un piano in legno bianco con un cassetto sottostante. Tale struttura poggia a sua volta, a un altezza comoda per il cambio, sulla vasca, di fianco al lavandino, di modo che, una volta lavato il culetto, sia immediato lo spostamento sul fasciatoio. Ho acquistato un solo copri-materassino per il fasciatoio, lo alterno a dei normali asciugamani.

 Vaschetta

Abbiamo acquistato una vaschetta Tippitoes, con sostegno per la schiena e poggiatesta, e l’abbiamo inserita sulla vasca, sempre grazie alla struttura costruita da Leonardo, a un’altezza comoda a un adulto per fare il bagnetto al bambino. Insomma la vaschetta rientra nella soluzione pratica ed economica descritta sopra: si trova accanto al fasciatoio, in modo che il passaggio tra bagnetto e cambio sia immediato; sopra la vasca, così da essere riempita e svuotata facilmente senza bagnare in ogni dove; accanto al lavandino, che ci ha salvato nelle situazioni di bisognini fatti in vaschetta che richiedono un temporaneo trasferimento per mantenere la temperatura o finire il risciacquo. Dopo i primi mesi, Edoardo ha iniziato a fare il bagno nella vasca grande con noi.

Pasta protettiva

E’ utile in caso di arrossamento del culetto, ma le indicazioni attuali dell’ospedale sono di utilizzarla solo se necessario e non come prevenzione.

Detergente liquido

Il consiglio dell’ostetrica è di utilizzare, per il bagnetto del bambino, amido di riso o olio di mandorle dolci o comunque prodotti emollienti che abbiano meno ingredienti possibile. Molti dei detergenti in commercio, per quanto venga indicato che si tratta di prodotti studiati appositamente per la pelle del bambino, sono in realtà molto aggressivi. E io lo posso confermare, sia perché li ho provati (ce ne avevano regalati un paio e facevano squamare la pelle), sia perché io stessa ho sempre sofferto di dermatite e ho passato molti anni alla ricerca di detergenti adatti. Dopo qualche giorno di bagnetto fatto con l’amido di riso, siamo passati a un bagno baby oleato già selezionato per me in farmacia.

Può ​sembrare incredibile, ma la maggior parte delle volte basta solo un po’ di acqua tiepida per garantire l’igiene del bebè. Il neonato, infatti, non è sporco e la sua pelle è provvista di sostanze grasse che lo proteggono. E quando il bambino crescerà, e inizierà a sporcarsi, un normale detergente delicato utilizzato anche per il resto della famiglia andrà benissimo.

(G. Cozza – giornalista e scrittrice, “Tutto per l’igiene del bebè”, UPPA 6/2017)

Accappatoi per neonato

Sono delle spugne di forma quadrata con uno degli angoli rivestito di un doppio strato in modo che possa fare da cappuccio, quello opposto che va in mezzo alle gambine e gli altri due che avvolgono il bambino. Noi ne avevamo comprato uno e un altro ci è giunto in regalo a Natale, ma possono essere sostituiti da normali asciugamani.

 Forbicine, spazzolina, pettinino, termometro da bagno, spugna

Noi abbiamo inserito in lista nascita il set igiene della Chicco che contiene tutti questi accessori: è carino, ma a posteriori posso dire non particolarmente utile. Le forbicine non le ho mai utilizzate per tagliare le unghie, preferendo invece tagliaunghie e lima. Spazzolina e pettinino non mi sono serviti finora perché Edoardo non ha una folta chioma. Durante il bagnetto, lo insapono direttamente con le mani e non con la spugnetta. Ho usato per qualche tempo il termometro, per accertarmi che la temperatura dell’acqua sia tra i 35 e i 38 °C (niente che non si possa cogliere al tatto, comunque).

 Bilancia

Il suo acquisto è sconsigliato dalle ostetriche, perché rischia di far andare in paranoia le mamme sul peso del bambino prima e dopo la poppata o comunque nel breve termine. L’aumento di peso che ci si aspetta settimanalmente è di 120-150 g almeno, ma l’ideale sarebbe fare una valutazione di medio termine. Si potrebbe andare in farmacia a pesare il bambino o aspettare il controllo mensile dal pediatra, salvo diverse indicazioni. Per noi il peso non è mai stato un problema, perché Edoardo è sempre cresciuto, come me da piccola, a vista d’occhio… alcune settimane ha messo su quasi mezzo chilo! Però, nonostante avessimo scelto di non comprarla, la farmacista sotto casa ci ha dato una bilancia in prestito. Si tratta di bilance che permettono di tenere il bambino in posizione orizzontale e, a differenza di quelle per adulti, hanno una precisione al decagrammo.

 Latte detergente, latte/crema/olio idratante

Le nuove linee guida consigliano di utilizzare meno prodotti possibile sul bambino, perché aumenta il rischio di micosi. Mentre la pasta protettiva ci siamo comunque trovati a doverla applicare, all’occorrenza, di latte detergente o prodotti idratanti non ho mai avuto bisogno per Edoardo. Per fortuna, dopo i consigli dell’ostetrica, sono riuscita ad alleggerire la lista nascita di questi prodotti.


Per il piccolo – a casa: viaggio e passeggio

Sistema modulare (navicella + ovetto + passeggino) con base per seggiolino auto

Memore della praticità sperimentata portando a passeggio i cuginetti semi-olandesi, Leonardo partiva con l’idea di un sistema a tre ruote, che non è molto facile da trovare in Italia. Dopo qualche ricerca su internet, abbiamo optato per il Trider Jané e, durante una visita al negozio di Paniate proprio alla vigilia di Capodanno, ci siamo innamorati del colore verde acqua del modello esposto (era l’ultimo, i colori del 2017 non sono così belli). Abbiamo dunque deciso di bloccarlo subito, versando l’acconto e aprendo lì la lista nascita. Non posso dire che questo trio sia il massimo della leggerezza e dell’agilità nel cambio dei vari moduli, ma in quanto a robustezza e design è ottimo.

L’unica cosa veramente indispensabile, comunque, è il seggiolino per l’auto. Gli altri pezzi sono comodi, anche belli, ma ci sono modi più agevoli, economici e naturali di portare a spasso il bambino, ad esempio con fasce e marsupi.


2 risposte a "Cosa mettere in valigia per il parto in ospedale, e cosa acquistare (poco!) per il dopo"

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