Bebè in arrivo: la mia lista delle cose utili (e sono molte meno di quelle che i negozi vogliono farci credere!)

Fatta eccezione per pochi elementi che potevano essermi utili nel corso della gravidanza, ho iniziato a pensare a cosa acquistare per la nascita di Edoardo intorno al settimo mese.

Per preparare la valigia per l’ospedale, mi sono basata sulla guida “Cosa portare per il parto” fornita dall’Ospedale Maggiore di Novara.

Per le necessità successive, ho seguito una delle guide che i negozi per l’infanzia mettono a disposizione e ho aperto la lista nascita. Quando ho scritto per la prima volta questo articolo pensavo di essere stata saggia a ridimensionare tale lista, grazie alle informazioni apprese dall’ostetrica al corso di accompagnamento alla nascita.

A distanza di mesi, ho deciso di aggiornarlo perché mi sono fatta un’idea ancora più chiara: gli oggetti necessari sono veramente pochi e, per quanto vogliano farci credere che un figlio costa tanto in termini di “accessori”, l’investimento va fatto in termini di tempo, letture, approfondimenti, dialogo, confronto… per prepararsi “dentro”.

Quando si scopre di aspettare un bimbo in genere ci si chiede “cosa dovremmo acquistare?”. Ma la vera domanda, la domanda cruciale che dovremmo in realtà porci è: ” cosa dovremmo diventare?”. […] E’ un investimento enorme quello richiesto ai futuri genitori, ma non in termini economici, di acquisti, bensì in termini di mente e di cuore, di energie, preoccupazioni, sorrisi e paure, gratitudine e stupore.

(G. Cozza, “Bebè in arrivo. Quali acquisti per la futura mamma?”, UPPA 3/2017)

Sembra essere una frase a effetto, ma – senza voler filosofia sulla crescita personale come genitori, che ognuno persegue a suo modo – ho voluto riflettere sulla oggettiva necessità di determinati accessori che ci vengono proposti come indispensabili. Perché è vero che lo shopping ha anche una componente “sfiziosa” che appaga al di là del bisogno reale, ma il consumismo dilaga (quello dell’infanzia è un settore che difficilmente risente della crisi, perché fa leva sulla componente emotiva delle neomamme che non vogliono rinunciare al “meglio” per i propri figli) e molti dei prodotti proposti non sono solo inutili ma addirittura dannosi.

La lista nascita ci spinge ad affidarci a un “esperto”, che però non è un esperto di bambini, ma di vendita. Ci propone una varietà di prodotti pensati per soddisfare esigenze che di base non abbiamo (ad esempio il biberon, “perché magari il latte non arriva…”); pensati “apposta per la maternità” quando la versione comune è più che sufficiente (ad esempio i reggiseni con la coppa staccabile); pensati nonostante le diverse indicazioni degli operatori sanitari (ad esempio le creme idratanti per neonati).

La lista nascita non fa altro che farci accumulare molti più oggetti di quelli che realmente servono. Si potrebbe contestare il fatto che per lo meno i soldi spesi sono indirizzati dalle indicazioni dei genitori, evitando doppioni e oggetti non graditi e risparmiando la fatica della scelta ad amici e parenti. Ma chi ci è veramente vicino saprà sicuramente (o è abbastanza in confidenza da chiedercelo) cosa ci serve e saprà sorprenderci con doni “pensati” (come la copertina della nonna Carla con ricamato il nome di Edoardo); e chi invece ci frequenta occasionalmente potrà puntare ai classici completini che, se adeguatamente “spalmati” nelle taglie, non possono che risultare utili. Non ha nemmeno senso acquistare di tutto un po’ nell’eventualità che si possa manifestare il bisogno perché, nell’epoca di Amazon e dei negozio aperti anche la domenica, possiamo veramente pensare di procurarci quello che ci serve all’occorrenza.

Ai bisogni primari del bambino – ovvero essere nutrito, cullato, amato – ha già pensato madre natura, dotando il nostro corpo di tutti gli “accessori” necessari. Per tutto il resto… si può scegliere con saggezza. Di seguito la lista degli oggetti che ho trovato più o meno utili.

[continua]


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