Edoardo si svezza da solo

Abbiamo vissuto lo svezzamento di Edoardo in maniera spontanea, distesa e divertente, e da quel che sento in giro non è cosa da poco.

Forse perché, anziché seguire la ricetta prescritta dalla pediatra come se vi fosse una malattia da curare con le medicine, abbiamo lasciato che Edoardo si avvicinasse al cibo dei grandi secondo i propri tempi.

Forse perché, anziché sprecare soldi e tempo in cibi “fatti apposta per i bambini” e pasti preparati e serviti separatamente, abbiamo sempre condiviso la tavola.

Forse perché, anziché infilargli un cucchiaino di pappa in bocca, abbiamo sempre lasciato che sperimentasse con le mani le consistenze dei vari cibi.

Tutto questo è l’autosvezzamento: un modo di accompagnare il bambino dall’allattamento esclusivo all’alimentazione complementare lasciando che sia lui a decidere se e quanto mangiare; ai genitori spetterà “solo” la responsabilità di cosa mettere in tavola, quando organizzare i pasti e dove.

Ne ho sentito parlare per la prima volta a una mamma conosciuta al corso di accompagnamento alla nascita (una mamma alla seconda esperienza), a riprova dell’importanza delle reti di relazioni tra pari che molte realtà cercano di creare per rendere i genitori di oggi meno soli e più consapevoli.

Incuriosita, ho cercato di approfondire l’argomento. Le mie principali fonti sono state:

  • Il libro “Io mi svezzo da solo!”: dialoghi sullo svezzamento di Lucio Piermarini. Piermarini è il pediatra che ha (re)introdotto l’autosvezzamento in Italia nei primi anni Duemila, chiamandolo “alimentazione complementare a richiesta” (ACR); egli punta sull’abbandono degli schemi fissi e del baby food a favore di un approccio di maggior flessibilità e condivisione.
  • Il libro Baby-led Weaning di Gill Rapley e Tracey Murkett. Le autrici britanniche introducono una modalità di svezzamento a guida del bambino (BLW) simile a quella proposta in Italia ma, per motivi culturali, molto più spinta sull’abbandono del cucchiaino usato per imboccare a favore di un’esperienza più naturale nell’avvicinarsi ai cibi solidi.
  • La rivista UPPA (Un Pediatra Per Amico). E’ un bimestrale a cui mi sono abbonata e che ho scelto perché indipendente (non è finanziato dalle industrie), accurato (gli autori hanno curricula di tutto rispetto – Piermarini è tra questi – e i contenuti pubblicati sono fondati sulla “Medicina Basata sulle Prove”) e piacevole (il linguaggio utilizzato non è troppo tecnico e le illustrazioni sono bellissime).
  • La community di autosvezzamento.it, moderata da Andrea Re. In questo caso non si tratta di un operatore sanitario, ma di un genitore appassionato dell’argomento che apprezzo per il modo in cui approfondisce e divulga argomenti interessanti per i genitori di bimbi piccoli: condivido alcuni dei suoi video nel corso dell’articolo.

Queste letture mi hanno appassionata parecchio e mi hanno convinta a lasciare che Edoardo si svezzasse da solo. Non con un “metodo alternativo” allo svezzamento tradizionale, ma nell’unico modo che ritengo sensato. Per quanto, infatti, non abbia evidenza di linee guida univoche stilate dalle principali organizzazioni che si occupano di sanità alla stregua di quelle diffuse per “rilanciare” l’allattamento al seno, l’autosvezzamento non è altro che la norma biologica, esattamente come lo è l’allattamento rispetto alla nutrizione artificiale. Tutto il resto è lecito, può essere un buon compromesso, una necessità per alcune famiglie… ma è una scelta (o a volte una non-scelta) di intervenire arbitrariamente in un processo fisiologico che la natura ha già previsto come far funzionare, e che nella stragrande maggioranza dei casi funziona benissimo.

Non sono ancora molti i pediatri che hanno abbandonato la tradizionale ricetta a favore di un approccio che è più educativo e incoraggiante nei confronti dei genitori che prescrittivo nei confronti del bambino. Sempre dal gruppo del corso di accompagnamento alla nascita, ho scoperto che a Novara, al momento, solo una pediatra di base propone l’autosvezzamento, e siamo riusciti a ottenerla quando Edoardo aveva già nove mesi; significa che abbiamo affrontato l’inizio dello svezzamento in piena autonomia e sicuri delle nostre competenze genitoriali e delle competenze di Edoardo nell’imparare a mangiare, stralciando il foglietto con i classici schemini fornitoci della pediatra precedente. Questo non per sfiducia nei confronti della medicina tradizionale, ma semplicemente perché non è il pediatra la figura di riferimento per lo svezzamento: primo perché il pediatra non è esperto di alimentazione, secondo perché lo svezzamento non è una patologia. Ecco perché si stanno diffondendo corsi tenuti da nutrizioniste (ne ho consultata una per avere conferme e approfondire alcuni aspetti) e ostetriche (la mia è bravissima, ma l’ho conosciuta solo alla seconda gravidanza!).

Edoardo oggi ha tre anni ed è un bambino che mangia in maniera varia e autonoma. Non vediamo l’ora di ripetere l’esperienza con Carola: siamo sicuri che sarà altrettanto spontanea, distesa e divertente per quanto probabilmente diversa dalla prima… l’autosvezzamento è anche questo: rispetto dell’individualità di ogni bambino!

Molte neomamme, tra amiche e conoscenti, sono rimaste incuriosite dalle foto e dai video di Edoardo pubblicati su Facebook e mi hanno chiesto come ho fatto nella pratica. Oltre a consigliare le letture di cui sopra, ho pensato di riassumere i concetti assimilati nelle pagine seguenti, secondo questa struttura:


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